Doveva essere il primo veicolo robotico commerciale statunitense progettato per intervenire su un satellite già in orbita. La missione di Link, sviluppato da Katalyst Space Technologies, si è però conclusa prima di riuscire a portare a termine il suo obiettivo: salvare Neil Gehrels Swift Observatory, il telescopio spaziale della Nasa che da oltre 20 anni osserva alcuni degli eventi più violenti dell’universo.

Il 25 settembre, Link è rientrato nell’atmosfera terrestre dopo 85 giorni in orbita, bruciando negli strati più densi dell’atmosfera. Il veicolo era stato lanciato il 3 luglio dall’atollo di Kwajalein, nel Pacifico, con un compito ambizioso: raggiungere Swift, agganciarlo attraverso i suoi bracci robotici e innalzarne l’orbita, così da prolungarne la vita operativa. L’osservatorio, infatti, non sta attraversando un periodo semplice: Swift si trova infatti in orbita terrestre bassa, dove anche la tenue atmosfera presente a quelle quote esercita una resistenza sul veicolo. Una situazione resa più critica dall’aumento dell’attività solare, che riscalda ed espande gli strati superiori dell’atmosfera, aumentando la resistenza incontrata dai satelliti.

Link è riuscito ad avvicinarsi a Swift, raggiungendo una distanza compresa tra 12 e 15 chilometri dal telescopio, e ha anche scattato alcune immagini dell’osservatorio. Ma una serie di problemi tecnici ha compromesso la missione. Due delle tre ruote di reazione di Link, utilizzate per controllarne l’orientamento, hanno smesso di funzionare a causa di un problema elettronico. In seguito, un guasto a una valvola ha provocato una rapida rotazione del veicolo e interrotto le comunicazioni. I tecnici erano  riusciti a ristabilire il controllo di Link, ma la manovra aveva consumato una quantità significativa di propellente. Il veicolo non disponeva quindi più delle risorse necessarie per completare l’aggancio e modificare l’orbita di Swift. Ad agosto, il tentativo di soccorso è stato così ufficialmente interrotto.

Anche Swift, lanciato nel 2004 e operativo da 22 anni, dovrebbe quindi andare incontro al rientro atmosferico già all’inizio di novembre, mentre la sua quota continua a diminuire.

La fine di Link, tuttavia, non cancella il valore della missione dal punto di vista tecnologico: l’esperimento ha permesso di mettere alla prova, in condizioni reali, procedure e tecnologie per il recupero e la gestione di satelliti già in orbita, fornendo esperienza preziosa in vista delle future missioni di servicing e recupero orbitale.

 

In apertura: rappresentazione artistica di Link mentre si avvicina all’osservatorio Swift. Crediti: Katalyst Space.

 

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