È in questo scenario che nasce Glo-CoH (Global Coastal Heritage), la prima mappa digitale completa dei siti Unesco situati in aree costiere a meno di 20 metri sopra il livello medio del mare, sviluppata dagli scienziati della University of East Anglia, della Durham University e dell’Università di Città del Capo.
Lo studio, pubblicato su Scientific Data, rivista del gruppo Nature, colma un vuoto fondamentale nella ricerca internazionale. Finora, la mancanza di confini spaziali digitalizzati precisi rendeva estremamente difficile per gli esperti modellare gli impatti reali di minacce quali l’erosione costiera, le inondazioni e le mareggiate distruttive. I ricercatori hanno colmato questa lacuna, mappando minuziosamente i confini di ben 1.250 singoli siti nel mondo, per un’area totale coperta che supera i 235 milioni di ettari. Piuttosto che affidarsi a calcoli esclusivamente automatizzati, il team internazionale ha tradotto i record cartografici dell’Unesco integrandoli con un lavoro certosino di tracciamento e verifica manuale tramite le immagini satellitari ad alta risoluzione di Google Earth. Una procedura di validazione altrettanto rigorosa ha dimostrato che il dataset ha un’accuratezza di digitalizzazione straordinaria, pari al 92% dei casi esaminati.

L’immagine mostra tre scenari differenti per spiegare visivamente la qualità del database: 1. Il sito ad alto punteggio (High-scoring site): Rappresenta la situazione ideale. La mappa originale dell’Unesco era perfetta, il sito è chiaramente visibile dal satellite e il poligono digitale ricalca i confini al millimetro senza errori. 2. Il sito a medio punteggio (Mid-scoring site): C’è qualche piccola incertezza. Magari la mappa originale era un po’ sgranata o una parte del confine è coperta da vegetazione o edifici moderni dal satellite, introducendo lievi scostamenti geometrici. 3. Il sito con il punteggio più basso (Lowest-scoring site): È il caso più difficile. Si tratta solitamente di siti archeologici o naturali antichissimi, dove le mappe ufficiali Unesco erano solo indicative o prive di coordinate precise e dove elementi come l’erosione costiera o l’urbanizzazione rendono quasi impossibile distinguere a occhio nudo dove finisca il sito dal satellite. Normalizzando questo punteggio (cioè portando tutti i valori su una scala standard), gli scienziati hanno dimostrato che ben il 92% dei siti ha ottenuto il punteggio massimo di accuratezza, rendendo la mappa uno strumento altamente affidabile per simulare l’innalzamento dei mari. Crediti: Bescoby, D., Clarke, J., Okolie, C. et al.
I dati di Glo-CoH evidenziano chiaramente come la vulnerabilità non dipenda solo dall’innalzamento assoluto delle acque, ma dall’interazione con fenomeni locali complessi. Tra questi spiccano la subsidenza, ovvero il progressivo sprofondamento del suolo, l’erosione naturale e la pressione dell’urbanizzazione intensa.
Nel nostro Paese, questa mappa assume un valore strategico inestimabile, accendendo i riflettori su tre gioielli costieri unici che mostrano fragilità differenti. Il caso più emblematico e delicato a livello globale è indubbiamente rappresentato da Venezia e la sua Laguna, dove molti dei poligoni mappati si trovano a pochissimi centimetri sopra il livello medio del mare. Qui l’innalzamento globale delle acque si somma alla subsidenza locale e alle variazioni delle maree, rendendo i dati di Glo-CoH essenziali per calibrare e integrare le barriere fisiche di protezione nel lungo termine.
Spostandosi più a sud, le aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata mostrano un quadro altrettanto sensibile. Sebbene la città di Pompei si trovi oggi leggermente nell’entroterra, i siti seriali costieri di questo intero comprensorio archeologico, in particolare le antiche strutture affacciate sul golfo di Napoli ed Ercolano, poggiano su segmenti geomorfologici vulcanici e costieri instabili. La nuova mappa digitale aiuta a quantificare con precisione geometrica l’esposizione di queste preziose rovine sia superficiali che ipogee all’avanzata della linea di costa e all’umidità salina distruttiva. Una terza tipologia di sfida si riscontra infine a Portovenere, nelle Cinque Terre e nelle Isole, dove la minaccia non è dettata solo dalla bassa quota altimetrica, ma dalla forte pendenza dei versanti e dalla geomorfologia rocciosa. I confini tracciati da Glo-CoH permettono di monitorare come l’aumento di fenomeni meteorologici violenti e l’impatto diretto delle onde stiano accelerando l’erosione delle falesie e dei terrazzamenti storici costruiti a picco sul mare.
Tutti i dati di Glo-CoH sono stati resi interamente pubblici e accessibili in un formato standardizzato, con l’obiettivo esplicito di consentire a scienziati, gestori culturali e decisori politici di tutto il mondo di avviare autonomamente simulazioni di rischio locali e regionali. Il gruppo di ricerca internazionale non si è fermato qui ed è già al lavoro per applicare il dataset a due macro-studi successivi: una valutazione globale approfondita del rischio da innalzamento dei mari e un’analisi dei pericoli climatici legati alla biodiversità delle aree marine protette, focalizzata sulla tolleranza termica di coralli e mangrovie.
Glo-CoH non costituisce solo uno strumento tecnico d’avanguardia, ma rappresenta una bussola scientifica fondamentale per pianificare in anticipo le difese di un patrimonio che definisce la nostra identità e che appartiene alla memoria storica dell’intera umanità.

Distribuzione globale dei siti del patrimonio mondiale digitalizzati dal Global Coastal Heritage Mapping Project. Crediti: Bescoby, D., Clarke, J., Okolie, C. et al.
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Immagine in alto: Sydeny Opera House. Crediti: Bescoby, D., Clarke, J., Okolie, C. et al.




