Artemis 3 è la terza missione del programma Artemis della Nasa. La missione si pone l’obiettivo di testare in orbita terrestre le operazioni che si svolgeranno in orbita lunare con Artemis 4, che prevede il primo allunaggio dopo il programma Apollo.

Tutto su Artemis 3.

 

Data di lancio

2027 (tbd)

Obiettivi

Artemis 3 sarà una missione tecnica e avrà come obiettivo il test in orbita bassa del docking tra la capsula Orion, sulla quale si troveranno gli astronauti, e i lander lunari del programma Hls, Human landing system, uno dei quali sarà utilizzato nel primo allunaggio con la missione Artemis 4.

I tentativi di aggancio avverranno con due lander lunari diversi. Uno è Blue Moon dell’azienda Blue Origin, l’altro è Starship Hls di Space X, entrambi progettati per consentire la discesa sul suolo lunare.

Il lander Blue Moon, parteciperà alla missione Artemis 3 in versione MK2, cioè nella versione pensata per ospitare l’equipaggio, a differenza dell’MK1, che ha invece la funzione ‘cargo’, cioè finalizzata al trasporto di carichi utili e non di persone.

Starship Hls è invece la versione lunare del veicolo spaziale Starship, progettato da Space X anch’esso con l’obiettivo di trasferire astronauti dall’orbita alla superficie lunare.

La missione Artemis 3 si basa sul successo della missione Artemis 2, conclusasi ad aprile 2026, ed è propedeutica all’invio dei primi astronauti prima sulla Luna, poi su Marte. L’obiettivo principale è affrontare i sistemi critici dell’atterraggio sulla superficie del nostro satellite.

 

Equipaggio

Nell’immagine l’equipaggio di Artemis 3 (Crediti: Nasa)

Il 9 giugno 2026 nel corso di una conferenza stampa della Nasa, l’amministratore Jared Isaacman ha annunciato aggiornamenti sulla missione Artemis 3 e i nomi dei membri dell’equipaggio.

Al comando della missione è stato designato Randy Bresnik della Nasa. Il pilota sarà Luca Parmitano dell’Esa, mentre gli astronauti Nasa Andre Douglas e Frank Rubio avranno il ruolo di specialisti di missione. L’astronauta Robert Hines della Nasa sarà invece il riservista.

 

Randy Bresnik (Nasa). Ruolo: comandante.

Questa sarà la terza missione spaziale per Bresnik, che nel 2009 ha partecipato alla missione Sts-129 a bordo dello Space Shuttle Atlantis verso la Stazione Spaziale Internazionale. Successivamente, ha volato a bordo della navicella Soyuz Ms-05 dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, fino alla Stazione Spaziale Internazionale, ricoprendo il ruolo di ingegnere di volo per la Spedizione 52 e di comandante della Spedizione 53. Originario della California, è laureato in matematica ed è stato selezionato dalla Nasa nel 2004 come astronauta. Colonnello in pensione dei Marines statunitensi, ha accumulato oltre 7.000 ore di volo su 95 tipi di aeromobili ed è membro della Society of Experimental Test Pilots. Dal 2018, è assistente del capo dell’Ufficio Astronauti per l’Esplorazione, supervisionando lo sviluppo e il collaudo delle navicelle spaziali e dei sistemi che opereranno durante le missioni Artemis.

 

Luca Parmitano (Esa). Ruolo: pilota.

Pilota collaudatore dell’Aeronautica Militare, laureato in scienze politiche in Accademia, viene selezionato dall’Agenzia Spaziale Europea nel 2009 e nel 2012 viene assegnato alla missione dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Volare, che decolla alla volta della Iss il 28 maggio 2013. Nel corso della sua missione compie, primo italiano nella storia, attività extra-veicolari. Il 20 luglio 2019 è stato protagonista di una nuova missione, la Beyond dell’Esa, sulla Iss, durante la quale ha ricoperto il ruolo di comandante della Spedizione 61. È stato il primo astronauta italiano e il terzo astronauta europeo a comandare la Iss. Nella missione Artemis 3, Parmitano avrà il ruolo di pilota, un ruolo estremamente importante perché dovrà guidare le operazioni di attracco tra la capsula Orion e i lander.

 

Andre Douglas (Nasa). Ruolo: specialista di missione.

Questa missione rappresenta il primo volo spaziale per Douglas. Selezionato dalla Nasa nella classe di candidati astronauti del 2021, ha precedentemente ricoperto il ruolo di membro di riserva per la missione Artemis 2 dell’agenzia. Originario della Virginia, Douglas ha conseguito una laurea in ingegneria meccanica presso l’Accademia della Guardia Costiera degli Stati Uniti e quattro titoli post-laurea presso diverse istituzioni, tra cui un dottorato in ingegneria dei sistemi presso la George Washington University. Durante il suo periodo nella Guardia Costiera, ha condotto operazioni di ricerca e salvataggio, recupero marittimo e contrasto al traffico di droga. Inoltre, durante il suo periodo presso il Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory, si è occupato della progettazione e del collaudo di veicoli autonomi multidominio, sistemi di esplorazione spaziale e numerose piattaforme per la guerra sottomarina.

Frank Rubio (Nasa). Ruolo: specialista di missione.

Rubio è al suo secondo viaggio nello spazio. È partito a bordo della navicella Soyuz Ms-22 da Baikonur per la Stazione Spaziale Internazionale il 21 settembre 2022 ed è rientrato il 27 settembre 2023, battendo il record per la più lunga permanenza in orbita di un astronauta americano con 371 giorni. Originario della Florida, si è laureato all’Accademia Militare degli Stati Uniti nel 1998, ha conseguito una laurea in medicina presso la Uniformed Services University of the Health Sciences nel 2010 e ha prestato servizio per oltre 28 anni nell’esercito americano come aviatore, medico e astronauta.

Robert Hines (Nasa). Ruolo: riservista

In qualità di membro di riserva dell’equipaggio, Hines si addestrerà al fianco di Bresnik, Parmitano, Rubio e Douglas. Qualora un membro dell’equipaggio principale non potesse partecipare alla missione, si unirebbe al resto della crew di Artemis 3. Hines ha precedentemente ricoperto il ruolo di pilota nella missione SpaceX Crew-4 della Nasa verso la Stazione Spaziale Internazionale. Selezionato dalla Nasa nel 2017 come candidato astronauta, ha precedentemente lavorato come pilota ricercatore presso il Johnson Space Center dell’agenzia americana. È colonnello dell’aeronautica militare statunitense con oltre 27 anni di servizio come istruttore di volo, pilota di caccia e pilota collaudatore.

L’astronauta italiano ESA: Luca Parmitano

Nella foto Luca Parmitano (Crediti: Nasa)

L’astronauta italiano dell’Esa, Luca Parmitano è stato selezionato dalla Nasa come pilota della missione Artemis 3. Un importante traguardo per il settore spaziale italiano e per l’Europa, che avrà un astronauta europeo nel programma Artemis.

Parmitano, che ha già trascorso 366 giorni nello spazio, è alla sua terza missione: la prima, Volare nel 2013, è una missione dell’ASI; la seconda è la missione ESA Beyond, tra il 2019 e il 2020, nel corso della quale ha assunto il ruolo di comandante della Stazione Spaziale Internazionale, per la Spedizione 61.

Dopo il diploma al liceo scientifico Galileo Galilei di Catania, si è laureato in Scienze Politiche all’Università di Napoli Federico II, con una tesi in Diritto Internazionale. Nel 2000 si è diplomato all’Accademia Aeronautica Italiana di Pozzuoli.

L’astronauta ha portato a termine l’addestramento base con la U.S. Air Force alla Euro-Nato Joint Jet Pilot Training presso la Sheppard Air Force Base in Texas, Stati Uniti, nel 2001. Nel 2002 si è qualificato sull’A-11 presso il 101 Gruppo Unità Operativa di Conversione. Nello stesso anno, ha completato il corso JCO/CAS con la USAFE a Sembach, in Germania.

Nel 2003 si è diplomato come Ufficiale di Guerra Elettronica alla ReSTOGE di Pratica di Mare, Italia. Ha completato il Programma di Leadership Tattica (TLP) a Florennes, Belgio, nel 2005.

Nel luglio del 2009 ha conseguito un Master in Ingegneria del Volo Sperimentale presso l’Istituto Superiore dell’Aeronautica e dello Spazio (ISAE) di Tolosa, Francia.

Nel febbraio 2011, Parmitano è stato assegnato come ingegnere di volo alla prima missione di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana sulla Stazione Spaziale Internazionale. Luca è partito a bordo di un lanciatore Soyuz il 28 maggio 2013 dal cosmodromo di Baikonour, Kazakistan.

Durante la missione Volare dell’Asi, Luca ha trascorso 166 giorni nello spazio portando avanti oltre 20 esperimenti ed prendendo parte a due attività extra veicolari e all’attracco di quattro navette. È stato il primo italiano ad effettuare attività extra veicolari. È rientrato sulla Terra l’11 novembre 2013.

Luca è partito per la sua seconda missione sulla Stazione Spaziale Internazionale con la navetta russa Soyuz MS-13 il 20 luglio 2019 – nel giorno del cinquantesimo anniversario del primo uomo sulla luna – ed è rientrato a Terra il 6 febbraio 2020.

Durante la missione, durata 201 giorni, Parmitano ha assunto il ruolo di Comandante della Stazione Spaziale per la Spedizione 61 – diventando il terzo europeo e il primo italiano in assoluto al comando della Stazione Spaziale Internazionale. Ha inoltre condotto una serie di complesse uscite extra veicolari per riparare l’Ams – 02, Alpha Magnetic Spectrometer, lo strumento rivelatore di particelle cosmiche. Durante queste attività Parmitano ha  totalizzando 25 ore e 30 minuti. Ad oggi, l’astronauta ha effettuato sei ‘passeggiate spaziali’, per un totale di 33 ore e 9 minuti.

Guarda il video in cui Jared Isaacman annuncia l’assegnazione di Luca Parmitano alla missione Artemis 3.

 

Come si svolgerà la missione Artemis 3

Nell’immagine la rappresentazione grafica dei lander lunari. A sinistra Starship di Space X e a destra Blue Moon di Blue Origin (Crediti: Nasa)

 

Artemis 3 sarà una missione tecnica, propedeutica ad Artemis 4, che prevede l’allunaggio.

La missione partirà dal Kennedy Space Centre della Nasa a bordo del vettore Sls, Space launch system e avrà come obiettivo il test in orbita bassa del docking tra la capsula Orion e i lander lunari del programma Hls, Human landing system, Blue Moon di Blue Origin e Starship di Space X, uno dei quali sarà utilizzato appunto nell’allunaggio di Artemis 4.

Artemis 3 prevede il lancio in successione dei mezzi coinvolti nella missione. In particolare, il modulo di atterraggio di Blue Moon, in grado di rimanere in orbita per diverse settimane, verrà lanciato per primo e attenderà l’arrivo dell’equipaggio. La Nasa invierà gli astronauti a bordo di Orion tramite il razzo Sls, per poi effettuare le operazioni rendez-vous e docking con il modulo di atterraggio di test. La capsula Orion e il lander resteranno agganciati per circa due giorni al fine di effettuare test e dimostrazioni tecnologiche, incluso l’ingresso degli astronauti nel modulo di atterraggio.

Dopo aver completato le operazioni di attracco con Blue Moon, Orion si sgancerà e attenderà l’arrivo di Starship. Il modulo di atterraggio di SpaceX una volta lanciato, si aggancerà a Orion e resterà collegato alla navicella per circa un giorno, al fine di effettuare verifiche e test. Solo dopo aver concluso queste operazioni, Orion, con l’equipaggio a bordo, si sgancerà dal lander e farà ritorno a terra, ammarando in sicurezza nell’Oceano Pacifico, dove un team della Marina militare degli Stati Uniti e della Nasa recupererà gli astronauti.

Complessivamente, l’equipaggio dovrebbe rimanere in orbita per circa due settimane, ma la durata esatta della missione verrà determinata in tempo reale, in base all’andamento delle operazioni di lancio, rendez-vous e attracco.

(In aggiornamento: la Nasa rivede periodicamente i dettagli della missione.)

L’Europa e l’Italia in Artemis 3

Infografica dell’European Service Module (Crediti: Esa)

La capsula Orion si compone di due segmenti. Uno è il modulo dell’equipaggio (crew module), cioè la capsula pressurizzata dove viaggiano e svolgono le proprie attività gli astronauti, l’altro è il modulo di servizio (service module), ovvero il segmento cilindrico non pressurizzato che fornisce propulsione, pannelli solari, acqua e aria agli astronauti durante il viaggio.

Per il programma Artemis l’Europa è protagonista per la realizzazione dei Moduli di Servizio Europei (Esm), che hanno alimentato la capsula sia in Artemis 1 che in Artemis 2.

Quindi anche in Artemis 3, il terzo Modulo di Servizio Europeo (Esm-3) fornirà aria, acqua, riscaldamento e raffreddamento agli astronauti, oltre a mantenere il veicolo spaziale in rotta.

I moduli di servizio europei, si compongono di una unità essenziale, la struttura del modulo, prodotta in Italia da Thales Alenia Space, a Torino.

La struttura di base è composta da un’anima di pannelli sandwich fatti di materiali rinforzati con fibre a matrice polimerica, e dalle strutture secondarie, costituite da elementi in lega di alluminio. Questa tecnologia consente allo European Service Module, di mantenere un peso sufficientemente leggero per volare più lontano e per più tempo, ma anche una solidità sufficiente a conservare la forma.

La struttura viene poi spedita da Torino a Brema, in Germania, presso la sede di Airbus, dove vengono installati i restanti componenti del veicolo spaziale. La distanza di 1.200 km viene coperta in circa una settimana per non danneggiare il carico e il viaggio viene effettuato con l’impiego di un container appositamente progettato che tiene la struttura al sicuro mantenendone i giusti livelli di umidità e temperatura.

Per il raffreddamento l’Esm usa radiatori che impiegano l’idrofluoroetero liquido, che passa attraverso una piastra metallica che dissipa il calore. Le piastre fredde vengono fornite dall’azienda Dtm Technologies di Modena, una piccola realtà che produce componenti spaziali da decenni.

Anche le valvole per l’aria sono componenti italiane. Infatti, le valvole che regolano la fornitura di ossigeno e azoto per creare aria respirabile per gli astronauti sono prodotte da CrioTec, azienda con sede vicino a Torino.

I moduli di servizio europei hanno anche quattro serbatoi che contengono circa 80 litri d’acqua ciascuno, destinati agli astronauti e alle astronaute in viaggio verso la Luna. Anche questi elementi vengono realizzati nei pressi di Torino, precisamente a Sommariva del Bosco, dall’azienda Alfa Meccanica, che produce la struttura cilindrica del serbatoio d’acqua con le relative coperture, in modo che l’equipaggio possa bere, reidratare il cibo e lavarsi.

Italiane sono anche le cosiddette “ragnatele spaziali”, ovvero le coperture isolanti degli Esm, prodotte da Aviotec.

Tutti i componenti citati finora, fatta eccezione per le ragnatele, non funzionerebbero senza energia elettrica ed è per questo che l’azienda Leonardo e la subappaltatrice CBL electronics forniscono e testano le unità di condizionamento e distribuzione dell’alimentazione fabbricate a Milano per gli European Service Module. Queste unità prendono l’energia solare, la uniformano e la distribuiscono dove serve.

Ma prima di essere distribuita, l’energia elettrica deve essere prodotta. E qui entra in gioco Leonardo, azienda che fornisce i pannelli fotovoltaici per le ali dei pannelli solari. Su ciascun Esm sono presenti quattro ‘ali’, composte da tre pannelli fotovoltaici per una lunghezza totale di 7 metri ciascuno, con una potenza pari a circa 11 kW.

 

La videopillola

 

I reel: Luna Bites

Luna Bites è il format dell’ASI che accompagna il ritorno dell’umanità verso la Luna, attraverso curiosità, innovazione e il contributo italiano alle grandi missioni spaziali. Un viaggio fatto di piccole pillole, tra scienza, tecnologia e vita nello spazio.

Il ritorno alla Luna è appena iniziato Luna Bites, verso la Luna un morso alla volta

Concept e formato originale di Manuela Proietti

Testi, voci e volti di Fulvia Croci e Silvia Martone

Luna Bites è una produzione della Direzione Comunicazione Istituzionale e Relazioni Esterne dell’ASI – Ufficio Comunicazione

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La fotogallery

 

Per approfondire:

Artemis 2, tutto quello che c’è da sapere

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