La sonda della Nasa Parker Solar Probe si è tuffata per la ventottesima volta nell’atmosfera solare, attraversando la corona, la regione più esterna della nostra stella, avvicinandosi fino a una distanza di appena 6,1 milioni di chilometri dalla superficie del Sole. Considerate le dimensioni dell’oggetto celeste, è come se la sonda lo stesse sfiorando.
Durante il passaggio attraverso la regione più estrema della sua orbita, come avvenuto nelle precedenti occasioni, la sonda è rimasta temporaneamente isolata dalle comunicazioni con la Terra, operando per diversi giorni in completa autonomia. Questo a causa della geometria del sistema Sole-sonda-Terra, che in questa fase non consente contatti radio diretti. Inoltre, la priorità assoluta di mantenere lo scudo termico sempre orientato verso il Sole, per conservare l’assetto termico, impediva all’antenna a basso guadagno di avere un puntamento corretto utile a comunicare.
Solo al termine della manovra, il veicolo ha inviato un segnale al controllo missione per confermare che tutti i sistemi funzionavano regolarmente.
Anche se la Parker Solar Probe ha già effettuato decine di sorvoli ravvicinati, ogni passaggio rappresenta una sfida tecnologica senza precedenti. Nessun altro veicolo spaziale si è mai spinto così vicino al Sole: a quelle distanze il flusso di energia proveniente dalla nostra stella è centinaia di volte più intenso rispetto a quello che raggiunge la Terra, mentre l’ambiente circostante è dominato da particelle ad alta energia e condizioni termiche estreme.
La sopravvivenza della sonda dipende quasi interamente dal suo scudo termico, il Thermal Protection System, che pur essendo spesso solo pochi centimetri deve proteggere strumenti scientifici ed elettronica di bordo dall’inferno che si trova appena oltre la sua superficie. Secondo le stime degli ingegneri, durante il massimo avvicinamento lo scudo raggiunge temperature di circa 930 °C, quanto basta per fondere il piombo.
Al di là dell’ennesimo avvicinamento completato con successo, il controllo missione è pienamente soddisfatto anche per un altro motivo: dopo tutti questi anni, il sistema e le apparecchiature di bordo continuano a comportarsi esattamente come previsto.
I tecnici monitorano con attenzione la temperatura delle strutture protette dietro lo scudo termico e i dati mostrano valori sostanzialmente invariati da un passaggio all’altro. Se il materiale si stesse deteriorando, sviluppando microfratture o perdendo efficacia, le temperature interne inizierebbero lentamente, ma inesorabilmente, ad aumentare. In otto anni di missione, però, non è stato osservato nulla di simile.
Lo scudo termico non è l’unico responsabile dell’integrità della sonda, è fondamentale che resti costantemente orientato verso il Sole da un sofisticato sistema di navigazione. Un errore di puntamento, o di assetto, anche molto piccolo potrebbe esporre le parti sensibili della sonda a un riscaldamento potenzialmente fatale.

Alcune immagini raccolte dalla sonda Parker Solar nei precedenti sorvoli, che mostrano i ‘coronal streamers’ (filamenti o getti coronali). Si tratta di strutture che generalmente si formano sopra le macchie solari e sono visibili anche dalla Terra, ma soltanto durante le eclissi totali.
(Crediti: Nasa / Johns Hopkins Apl / Naval Research Laboratory)
Anche in questo nuovo avvicinamento alla nostra stella madre, la sonda Parker Solar ha raccolto una grande quantità di dati scientifici molto preziosi. Gli strumenti di bordo hanno effettuato misurazioni del vento solare, delle espulsioni di massa coronale e degli effetti delle eruzioni solari, fenomeni che influenzano direttamente l’ambiente spaziale attorno alla Terra. Sono tra i principali responsabili del cosiddetto ‘meteo spaziale’, in grado di condizionare il funzionamento dei satelliti in orbita e rappresentare un fattore critico per le future missioni umane nello spazio profondo.
Quando fu lanciata nel 2018, Parker Solar Probe iniziò le sue osservazioni mentre il Sole attraversava la fase meno intensa del suo ciclo undecennale. Oggi, invece, la missione lo sta studiando mentre è nel periodo di massima attività, offrendo agli scienziati una prospettiva unica sull’evoluzione della corona e dei fenomeni che la generano.
A quasi otto anni dal lancio e con velocità record raggiunte, quasi 700.000 chilometri orari, questo gioiello di altissima ingegneria spaziale continua a operare egregiamente in uno degli ambienti più estremi mai esplorati da una sonda artificiale.
Guarda anche un video con le immagini prodotte dalla sonda Solar Parker nei suoi passaggi ravvicinati con il Sole: 👉
Foto in alto: una ricostruzione artistica della sonda Parker Solar mentre raggiunge il massimo avvicinamento al Sole
Crediti: Nasa/Johns Hopkins Apl/Steve Gribben)




