Scoperta il 1° maggio 1949 da Gerard P. Kuiper, Nereide è stata l’ultima luna di Nettuno scoperta prima del passaggio della sonda spaziale Voyager 2 della Nasa nel 1989, unica sonda ad aver visitato Nettuno da vicino. Da allora rappresenta un enigma: è una delle lune più esterne e grandi del pianeta, percorre un’orbita estremamente eccentrica e impiega circa 360 giorni terrestri per completare un giro attorno a Nettuno.

La sua orbita estremamente eccentrica è stata a lungo interpretata come un indizio di un’origine esterna: secondo questa ipotesi, il satellite sarebbe stato catturato dalla gravità del pianeta dopo essersi formato nella fascia di Kuiper, la vasta regione di corpi ghiacciati oltre l’orbita di Nettuno.

Ipotetica ricostruzione artistica di Nereide
Crediti: Insasistemasolare.blogspot.com

Il nuovo studio, guidato da Matthew Belyakov del California Institute of Technology, propone però uno scenario diverso.

La ricerca combina osservazioni del James Webb Space Telescope con simulazioni numeriche dell’evoluzione primordiale del sistema di Nettuno.

I dati nel vicino infrarosso mostrano che la superficie di Nereide è ricca di ghiaccio d’acqua, più brillante e più blu rispetto a molti oggetti della Fascia di Kuiper osservati con lo stesso strumento. Inoltre, non emergono in modo evidente le tracce di composti organici volatili comuni in diversi corpi transnettuniani. Queste caratteristiche rendono Nereide poco compatibile con l’ipotesi di una provenienza esterna.

Il ruolo chiave sarebbe stato svolto da Tritone. La luna più grande di Nettuno segue un’orbita retrograda, cioè si muove in direzione opposta alla rotazione del pianeta: un elemento considerato da tempo un forte indizio di cattura gravitazionale. L’ingresso di un corpo così massiccio avrebbe sconvolto l’antico sistema di satelliti nettuniani, disperdendo o distruggendo molte lune preesistenti. In questo scenario, Nereide sarebbe riuscita a sopravvivere, ma sarebbe stata spinta in un’orbita molto allungata e irregolare.

L’ipotesi è affascinante perché trasforma Nereide da satellite marginale a possibile reliquia dell’antico sistema di Nettuno. La sua orbita e la sua composizione potrebbero conservare tracce di eventi avvenuti miliardi di anni fa, quando il sistema planetario fu profondamente riorganizzato dalla cattura di Tritone.

La cautela resta necessaria: lo studio non chiude definitivamente il dibattito sull’origine di Nereide, ma rafforza l’ipotesi che questa piccola luna sia una rara testimonianza dell’antico sistema di satelliti di Nettuno. La questione resta aperta anche perché Nereide è ancora scarsamente osservata: le immagini della Voyager 2 la mostrano con una risoluzione di pochi pixel. Per questo, nuove osservazioni e, in prospettiva, una futura missione verso i giganti ghiacciati potrebbero chiarire meglio se questa luna sia davvero l’ultima superstite dell’antico sistema satellitare di Nettuno.

In questo senso, Nereide non racconta soltanto la storia di una luna, ma quella di un sistema planetario trasformato da un evento estremo.

Nella sua orbita eccentrica attorno a Nettuno potrebbe essere rimasta impressa la memoria di un’architettura perduta.

 

In alto un’immagine del telescopio James Webb di Nettuno e alcune delle sue lune 

Crediti: Nasa/Esa/Csa/STScI)

 

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