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Si forma nelle regioni artiche e antartiche a causa delle temperature rigide che producono il congelamento delle acque oceaniche di superficie: è il ghiaccio marino, gelido strato galleggiante che sta vivendo una fase di declino a causa della crisi climatica. La fragilità di questo ecosistema è da tempo oggetto di monitoraggio, anche via satellite: lo spazio, infatti, fornisce alla comunità scientifica un punto di vista privilegiato, permettendo di osservare zone difficili da raggiungere e caratterizzate da un clima ostile.

L’Esa, per tenere ulteriormente sotto controllo lo stato di salute del ghiaccio marino, sta sviluppando tre nuovi satelliti nell’ambito dell’Expansion Missions Sea Ice Experiment del programma europeo Copernicus: si tratta di Cimr (Copernicus Imaging Microwave Radiometer), Cristal (Copernicus Polar Ice and Snow Topography Altimeter) e Rose-L (Copernicus Radar Observing System for Europe at L-Band). Questo terzetto, che fa parte di un gruppo di sei missioni di estensione di Copernicus, utilizzerà diverse tecniche di monitoraggio per realizzare un’ampia gamma di applicazioni in grado di incrementare le capacità dei satelliti Sentinel e rispondere efficacemente alle esigenze, in continua evoluzione, degli stakeholders.

Lo sviluppo di Cimr, Cristal e Rose-L prevede sia studi scientifici e attività di laboratorio, sia campagne sul campo in cui i tecnici testano le versioni preliminari degli strumenti che saranno poi installati a bordo dei satelliti. L’attività in loco si sta svolgendo nell’Artico canadese, in particolare nell’area di Cambridge Bay, e si protrarrà per sei settimane. Oltre ai ricercatori dell’Esa, sono coinvolti esperti della Nasa, di atenei e altre istituzioni scientifiche: il nutrito gruppo di lavoro sta raccogliendo dati da confrontare con precedenti osservazioni satellitari e aeree per poter calibrare al meglio i sensori delle nuove missioni e ridurre i margini di incertezza prima del lancio.

I dati vengono acquisiti tramite misurazioni svolte in maniera coordinata sul ghiaccio e per via aerea; queste ultime, ove possibile, sono effettuate anche al di sopra delle zone sorvolate da altri satelliti, come CryoSat dell’Esa, Sentinel-3 del programma Copernicus e IceSat-2 della Nasa. L’attenzione del team si sta concentrando soprattutto sul ghiaccio marino del primo anno e sulle condizioni in cui gli strati salini si conservano alla base di quello di neve; quest’ultimo elemento è ancora poco osservato, ma può influenzare la diffusione delle microonde e le prestazioni di acquisizione dei dati da parte dei satelliti. La zona di Cambridge Bay costituisce un laboratorio ideale per gli studiosi perché consente di raggiungere facilmente, da un punto di vista logistico, questo tipo di ghiaccio marino.

 

In alto: l’estensione del ghiaccio marino artico (Crediti: Nsidc/Esa) – L’immagine nelle sue dimensioni originali a questo link. Il comunicato originale a questo link