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È il colosso per eccellenza del Sistema Solare e anche i fulmini che imperversano nella sua atmosfera non sono da meno: stiamo parlando di Giove, che torna alla ribalta per uno studio dedicato all’intensità delle sue scariche elettriche. La ricerca, condotta da un gruppo di lavoro internazionale, è stata coordinata dal Laboratorio di Scienze Spaziali dell’Università della California-Berkeley e pubblicata su Agu Advances. Gli scienziati hanno utilizzato principalmente i dati acquisiti dalla sonda Juno della Nasa, insieme a osservazioni effettuate dal telescopio Hubble (Nasa-Esa).
Le tempeste che infuriano su Giove sono particolarmente violente, possono protrarsi anche per secoli e producono fulmini la cui potenza è oltre 100 volte superiore rispetto a quella dei loro ‘colleghi’ che solcano l’atmosfera della Terra. Il vigore delle saette gioviane era stato rilevato in precedenza da quasi tutte le sonde che hanno sorvolato il pianeta, ma l’individuazione di fenomeni elettrici più deboli da parte della telecamera di navigazione di Juno aveva suscitato qualche perplessità sulla reale portata del fenomeno.
Il gruppo di lavoro, dunque, ha cercato di risolvere questa discrepanza utilizzando Mwr, il radiometro a microonde di Juno. Lo strumento non è stato progettato per questo genere di indagine, ma è stato in grado di rilevare le emissioni di microonde prodotte dalle tempeste, senza essere influenzato dalla presenza delle nubi che oscurano l’atmosfera di Giove: in questo modo ha potuto fornire dati più precisi.
Tuttavia, per poter effettivamente valutare la potenza delle folgori, gli studiosi avevano necessità di individuare la posizione della tempesta che le aveva prodotte; un compito alquanto complesso, dato che le bufere gioviane spesso si verificano contemporaneamente. Nel 2021 e nel 2022, però, la fascia equatoriale settentrionale di Giove ha conosciuto un periodo di tregua, creando le condizioni per consentire ai ricercatori di potersi concentrare su una singola tempesta alla volta: è stato così possibile rilevare la posizione grazie alle osservazioni del telescopio Hubble, che hanno integrato quelle della fotocamera di Juno.
La sonda ha effettuato 12 passaggi su queste tempeste isolate e durante 4 di essi si è trovata a una distanza adeguata per misurare le microonde emesse dai fulmini; in tutto, Juno ha misurato 613 impulsi di varia intensità e tra questi ne sono stati riscontrati alcuni la cui potenza è appunto risultata oltre 100 volte superiore a quella delle saette della Terra. L’energia totale sprigionata dai fulmini gioviani non è facilmente quantificabile ma, secondo gli studiosi, potrebbe essere addirittura 10mila volte superiore a quella dei loro omologhi terrestri (1 gigajoule circa per ogni fulmine).
Nonostante le differenze tra la nostra atmosfera e quella di Giove, e quindi tra i processi di convezione dei due pianeti, gli autori del paper ritengono che studiare i fenomeni elettrici di un altro corpo celeste sia utile per approfondire quelli che avvengono sulla Terra: infatti, nell’ultimo decennio, sono stati individuati anche diversi eventi luminosi transitori connessi ai temporali, che sono ancora poco conosciuti.
Juno, lanciata il 5 agosto 2011, ha raggiunto l’orbita di Giove il 5 luglio 2016 e da allora ha iniziato la sua attività scientifica, mirata a comprendere l’origine e l’evoluzione del pianeta. La missione, grazie all’impegno dell’Agenzia Spaziale Italiana, vanta un significativo contributo ‘tricolore’ con lo spettrometro Jiram (strumento dell’Inaf-Iaps, realizzato da Leonardo) e lo strumento di radioscienza KaT (Ka-Band Translator, dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, realizzato da Thales Alenia Space-Italia).
In alto: Giove visto da Juno (Crediti: Kevin M. Gill, Nasa/Jpl-Caltech/SwRi/Msss)
In basso: la traccia gialla indica il passaggio di Juno, mentre in azzurro sono indicate le emissioni oggetto dello studio [Crediti: Michael Wong et al. (2026, Agu Advances; Hst and Juno Mwr)]





