Attorno alla Terra orbitano migliaia di satelliti attivi, ma anche frammenti di razzi, vecchi satelliti non più operativi e schegge derivanti da collisioni. Questi detriti rappresentano una minaccia concreta per le attività spaziali; per questo motivo, l’Esa sta sviluppando nuove tecnologie in grado di rilevare e tracciare questi oggetti, così da prevenire possibili ‘incidenti’ in orbita. Uno di questi progetti è proprio quello in corso presso la stazione di Izaña a Tenerife, dove Esa e aziende partner stanno testando come fornire dati orbitali precisi su richiesta utilizzando tecnologie laser.
A Tenerife, nelle Isole Canarie, si trovano due strumenti unici in Europa: le stazioni laser Izaña-1 e Izaña-2 dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). Il loro compito è monitorare satelliti e detriti spaziali con una precisione senza precedenti e sperimentare nuove soluzioni tecnologiche destinate alla futura commercializzazione.Le due stazioni lavorano in coppia: Izaña-2 invia impulsi laser ad alta potenza verso gli oggetti nello spazio, mentre Izaña-1 riceve i pochi fotoni riflessi. Questa tecnica – chiamata laser ranging – consente di misurare con grande precisione la posizione di satelliti e detriti, migliorando i calcoli orbitali e permettendo di prevedere con maggiore affidabilità i rischi di collisione.
Guardando al futuro e a una gestione sempre più sostenibile del traffico spaziale, l’obiettivo più ambizioso è quello di prevenire le collisioni non più spostando i satelliti ma deviando i detriti stessi. Ciò avverrebbe modificandone leggermente l’orbita, applicando una piccola forza mediante illuminazione laser.
Questo lavoro dimostra l’impegno dell’Europa nel cercare risposte concrete al problema dei detriti spaziali per garantire non solo comunicazioni, navigazione e osservazione della Terra, ma anche un utilizzo dello spazio sicuro e sostenibile.
In apertura: la stazione Izaña-1. Crediti: Esa.