Sono preziose riserve d’acqua dolce, ospitano ecosistemi ricchi di biodiversità e la loro influenza si fa sentire sui climi locali: sono i laghi, al centro di un recente studio di Geophysical Research Letters che ne ha sottolineato l’importanza nella regolazione del clima terrestre. La ricerca, coordinata dalla Duke University di Durham (Stati Uniti), si è basata su dati satellitari acquisiti nell’arco di 22 anni (dal 2001 al 2022); nello specifico, sono stati utilizzati i dati del programma Landsat (Nasa/Usgs) e dello spettroradiometro Modis (Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer), strumento principale installato a bordo dei satelliti Aqua e Terra (ambedue Nasa).

Gli autori del paper sono convinti che il ruolo di regolazione climatica dei bacini sia molto più rilevante di quanto ritenuto comunemente; la loro funzione, soprattutto nell’emisfero settentrionale della Terra, potrebbe essere meglio rappresentata nei modelli climatici impiegati dai ricercatori per analizzare i cambiamenti delle condizioni ambientali. I laghi – spiegano gli scienziati – riflettono la luce solare verso lo spazio quando sono ricoperti di neve e ghiaccio, producendo un raffreddamento più intenso rispetto alle aree circostanti: si tratta dell’effetto radiativo della criosfera (CrRE – Cryosphere Radiative Effect).

Neve e ghiaccio, però, non ricoprono la superficie della Terra in maniera uniforme e la loro albedo, vale a dire la capacità riflettente, può variare a seconda del tipo di territorio; i laghi, quindi, possono trattenere la copertura glaciale in maniera differente, influenzando la quantità di luce riflessa nello spazio nel corso dell’anno. L’analisi dei dati satellitari ha evidenziato che i bacini producono un effetto di raffreddamento per unità di superficie di gran lunga maggiore in paragone al terreno in cui si trovano: -14,4 watt per metro quadro sui laghi contro -8,2 watt per metro quadro sul territorio.

Secondo gli studiosi, la differenza tra questi valori è indicativa del rilevante contributo che gli specchi d’acqua possono offrire nella riflessione dei raggi solari nonostante spesso abbiano dimensioni contenute. Il loro potere radiativo è particolarmente evidente nelle foreste boreali, diffuse soprattutto nelle regioni subartiche dell’emisfero settentrionale della Terra. In queste aree i bacini possono contribuire per oltre un quarto all’effetto di raffreddamento connesso a neve e ghiaccio; il loro apporto è più che mai rilevante alla fine della primavera, quando i terreni sono interessati dal disgelo.

I ricercatori spiegano che il maggior contributo dei laghi è dovuto essenzialmente a due fattori. Per quanto riguarda il primo, neve e ghiaccio tendono a sciogliersi sul terreno prima di quanto avvenga per gli specchi d’acqua, di conseguenza la terraferma comincia ad assorbire più luce solare mentre i bacini mantengono la loro azione riflettente. Il secondo fattore, invece, è relativo alla proporzione di luce solare in arrivo che i laghi riflettono maggiormente in paragone al terreno innevato, ovvero la loro albedo è più elevata.

I modelli climatici tengono conto dell’azione della neve e del ghiaccio sull’andamento del clima, ma secondo il team della ricerca il contributo specifico dei laghi spesso non viene distinto da quello del territorio che li ospita; di conseguenza, una parte significativa del bilancio energetico stagionale potrebbe essere rappresentata in maniera incompleta. I laghi non possono compensare gli effetti del riscaldamento globale, ma secondo gli studiosi il loro ruolo deve essere adeguatamente valorizzato.

In alto: la regione dei Grandi Laghi vista da Modis nel dicembre 2019 (Crediti: Modis Land Rapid Response Team, Nasa Gsfc) 

 

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