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A 6.500 anni luce da noi, nella Costellazione del Toro, si possono osservare i resti di una supernova, la Nebulosa Granchio.
In un nuovo studio, pubblicato su The Astrophysical Journal, gli astronomi hanno messo a confronto due immagini che il telescopio spaziale Hubble ha scattato a distanza di 25 anni e che hanno messo in evidenza l’espansione di questo oggetto celeste.
La vita operativa di Hubble, in orbita dal 1990, ha permesso di registrare la propagazione di gas e polveri che compongono la nebulosa, mettendo in evidenza i cambiamenti locali di temperatura, densità e composizione chimica. Le immagini del 2024, rispetto a quella del 1999, inoltre, si avvalgono di uno strumento più ad alta risoluzione: la Wide Field Camera 3 installata nel 2009 durante l’ultima missione per l’aggiornamento del telescopio con astronauti in orbita.
«Tendiamo a pensare al cielo come a qualcosa di immutabile e immobile – ha spiegato l’astronomo William Blair della Johns Hopkins University che ha guidato le nuove osservazioni – Tuttavia, grazie alla longevità del telescopio spaziale Hubble, anche un oggetto come la Nebulosa Granchio si rivela in continuo movimento, ancora in espansione dopo l’esplosione avvenuta quasi un millennio fa». Alcune correlazioni tra osservazioni astronomiche hanno rivelato che la prima registrazione di questo oggetto risale proprio all’XI secolo, quando alcuni astronomi cinesi la censirono come una stella nuova e incredibilmente luminosa che, per settimane, fu visibile anche di giorno: l’esplosione di una stella, ora catalogata come SN 1054. Edwin Hubble, negli anni Cinquanta, fu uno dei tanti scienziati che mise in relazione l’evento del 1054 con la posizione dei resti di supernova scoperti a metà del XVIII secolo e la Nebulosa Granchio. La scoperta che il cuore della Nebulosa Granchio conteneva una pulsar – una stella di neutroni in rapida rotazione –, che alimentava l’espansione della nebulosa, permise finalmente di allineare le osservazioni moderne con le antiche testimonianze.
Il nuovo studio ha anche evidenziato la differenza tra resti di supernove. Poiché la Nebulosa Granchio è stata generata dall’esplosione di una stella massiccia che si è trasformata in pulsar, l’interazione tra il campo magnetico della pulsar e il materiale della nebulosa crea dei filamenti di gas attorno alla periferia. In altri resti di supernova, l’espansione è invece guidata dalle onde d’urto dell’esplosione iniziale, e quindi dal centro, che erodono gli strati di gas circostanti precedentemente espulsi dalla stella morente.
Immagine in evidenza: Nebulosa Granchio – Crediti: Nasa, Esa, William Blair




