Il suo compito è misurare lo spessore delle calotte glaciali e del ghiaccio marino alle estreme latitudini della Terra, ma si è rivelato un investigatore prezioso anche nell’ambito dello space weather: stiamo parlando di CryoSat, satellite Esa lanciato nel 2010, che nello scorso mese di gennaio è riuscita a misurare accuratamente una perturbazione nel campo magnetico del nostro pianeta.
Il satellite ha potuto effettuare questa rilevazione a seguito di un aggiornamento del software per il suo magnetometro. Questo dispositivo, in realtà, ha solo fini operativi: infatti, esso ha lo scopo di garantire che CryoSat orbiti a un’altitudine adeguata e punti i suoi strumenti scientifici verso le aree della Terra da monitorare. L’aggiornamento in questione, effettuato alla fine del 2025, ha, dunque, conferito a CryoSat una competenza in più: ora il suo magnetometro potrà essere proficuamente utilizzato per misurare anche i cambiamenti nella magnetosfera terrestre. I dati di CryoSat in questo nuovo ambito di ricerca potranno essere impiegati in sinergia con quelli di Swarm, la costellazione dell’Esa attiva dal 2013 e progettata proprio per studiare il campo magnetico della Terra.
La nuova abilità di CryoSat è emersa appunto due mesi fa, quando un brillamento solare di particolare intensità ha scatenato una tempesta geomagnetica: l’evento, prodotto da un’eruzione sulla superficie del Sole, ha preso il via il 18 gennaio e ha dato luogo anche ad aurore boreali visibili a latitudini più basse di quanto avviene solitamente.
Le particelle altamente energetiche emesse dal Sole hanno raggiunto la Terra in 25 ore e nell’arco di tre giorni il satellite ha fornito dati preziosi per stimare la potenza della tempesta: gli studiosi hanno constatato che le informazioni acquisite da CryoSat sono risultate di alta qualità e complementari rispetto a quelle raccolte dalla costellazione Swarm.
I dati di CryoSat e Swarm, unitamente a quelli della missione Grace-Fo della Nasa, sono stati utilizzati per creare un modello relativo all’intensità della perturbazione, che riporta anche i valori dell’indice Dst (Disturbance Storm Time). Dall’analisi dei dati, la tempesta dovrebbe aver raggiunto il suo massimo poco dopo le 12 del 20 gennaio.
In alto: la tempesta geomagnetica rilevata da CryoSat [Crediti: Esa (fonte dei dati: A. Grayver/Università di Colonia N. Olsen/Dtu)] – L’immagine nelle sue dimensioni originali a questo link – Il comunicato originale a questo link




