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L’acqua dei mari remoti che circondano l’Antartide può essere considerata un analogo di quella presente in oceani di altri mondi nel nostro sistema planetario: è questa la premessa su cui si è basata la ricerca di due scienziati, Mariam Naseem dell’Università del Maryland e Marc Neveu del Centro Goddard della Nasa, mirata a comprendere i processi che caratterizzano le acque di altri corpi celesti, anche nel caso di dispersione del liquido nello spazio.

I mondi ghiacciati presi in considerazione sono il pianeta nano Plutone e le lune Europa ed Encelado. Si ritiene che Europa (luna di Giove) e Plutone nascondano vasti oceani di acqua liquida sotto uno spesso guscio di ghiaccio, mentre su Encelado (luna di Saturno) sono presenti fenomeni di criovulcanismo che diffondono l’acqua dell’oceano sotterraneo nello spazio. Viste le loro caratteristiche, questi corpi celesti sono spesso al centro dell’attenzione degli studiosi per la ricerca di eventuali forme di vita oltre la Terra.

Effettivamente, il profilo chimico di alcuni di questi mondi ghiacciati presenta elementi ritenuti ingredienti basilari per lo sviluppo della vita, come il carbonio e l’azoto: quindi, dato che tali corpi celesti sono anche ‘vivacizzati’ da energia chimica, i ricercatori si domandano se i loro oceani nascosti possano eventualmente ospitare dei microorganismi. In particolare, Encelado ha suscitato l’interesse della comunità scientifica perché il criovulcanismo ha permesso alla sonda Nasa-Esa-Asi Cassini di raccogliere dati preziosi sui pennacchi di vapore acqueo, anche se il percorso dell’acqua dall’oceano sotterraneo allo spazio potrebbe aver prodotto modifiche a livello chimico.

I mari antartici sono dunque un terreno di studio ideale per comprendere le dinamiche delle acque dei mondi ghiacciati in quanto sono isolati e scarsamente illuminati a causa delle coltri di ghiaccio: due condizioni che si verificano soprattutto nel Mare di Weddell e nella profonda Corrente Circumpolare che si snoda intorno all’Antartide. I campioni naturali prelevati da questi mari consentono di effettuare sperimentazioni più realistiche rispetto a campioni realizzati ad hoc in laboratorio.

Mariam Naseen e Marc Neveu si sono dedicati a questo tipo di studi già dal 2022, centrandosi soprattutto sui cambiamenti che sali e composti organici subiscono quando si trovano nel vuoto e da metà dicembre 2025 fino a inizio 2026 hanno raccolto campioni di acqua in loco, sia dal mare a oltre mille chilometri di profondità, sia dal ghiaccio poroso. Le procedure di raccolta sono state piuttosto complesse, soprattutto a causa della pressione del ghiaccio, ma sono state coronate da successo e ora i campioni, ancora congelati, si trovano nel Maryland.

La tabella di marcia delle attività di laboratorio prevede lo scongelamento del materiale che verrà analizzato in due maniere diverse: metà dei campioni sarà esaminata direttamente, mentre l’altra metà verrà iniettata in un simulatore che riproduce il criovulcanismo. Tutto il materiale, comunque, sarà sottoposto ad analisi cromatografica per controllare i cambiamenti di sali, aminoacidi e acidi grassi. Lo scopo finale della sperimentazione è il confronto tra il comportamento delle due metà di campioni per comprendere come l’espulsione nello spazio possa modificare il materiale oceanico e come questi cambiamenti potrebbero incidere sulle ricerche di forme di vita al di fuori della Terra.

In alto: i pennacchi di Encelado (Crediti: Nasa/Jpl/Space Science Institute) 

In basso: il prelievo dei campioni nel Mare di Weddell (Crediti: Nasa/Marc Neveu)

il prelievo dei campioni nel Mare di Weddell