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I componenti dell’equipaggio Crew-11, Oleg Platonov, Mike Fincke, Zena Cardman e Kimiya Yui, torneranno sulla Terra prima del previsto. La Nasa ha annunciato nei giorni scorsi la decisione di anticipare il rientro a causa di un problema medico sopraggiunto a uno dei membri dell’equipaggio. L’agenzia spaziale americana non ha specificato chi dei quattro ne è affetto, né il tipo di patologia, ma ha rassicurato che le sue condizioni di salute sono stabili: l’astronauta sta fondamentalmente bene e non necessita di trattamenti particolari per affrontare il viaggio di ritorno.
Il nuovo amministratore della Nasa Jared Isaacman, insediatosi meno di un mese fa, ha tenuto a precisare che la situazione non è preoccupante e che le tempistiche non scaturiscono da una situazione d’emergenza. La motivazione della scelta risiede nella mancanza sulla Stazione Spaziale di attrezzature mediche appropriate e cure adeguate per risolvere il problema direttamente in orbita.
La notizia ha comunque attirato l’interesse dell’opinione pubblica perché, dall’inizio dell’occupazione permanente del laboratorio spaziale un quarto di secolo fa (con la Expedition 1 , video in fondo all’articolo), questa è la prima volta che si decide un rientro anticipato programmato per ragioni mediche.
Poche ore fa la Nasa ha diffuso nuove informazioni: la capsula Crew Dragon di SpaceX, incaricata di riportare l’equipaggio sulla Terra, lascerà la Stazione Spaziale Internazionale dopodomani per ammarare al largo della California meridionale nelle prime ore di giovedì 15 gennaio. Il rientro resta naturalmente subordinato alle condizioni meteorologiche, che al momento le previsioni indicano come favorevoli. In ogni caso, la Nasa e SpaceX hanno precisato che la decisione finale sul punto esatto dello splashdown verrà confermata soltanto a ridosso del giorno del rientro. Nel 2025 SpaceX ha stabilito di effettuare gli ammaraggi delle capsule Dragon esclusivamente nell’Oceano Pacifico, per evitare che eventuali detriti delle parti non recuperabili possano cadere su aree popolate. Sono tuttavia disponibili più zone di ammaraggio, per cui lo specchio di mare al largo della California appare il più probabile per la missione Crew-11, ma non è l’unica opzione prevista.
Sebbene il tipo di problema medico non sia stato divulgato, il dottor James Polk della Nasa ha puntualizzato che non si tratta di ferite o simili causate dalla passeggiata spaziale effettuata di recente (svolta da Cardman e Fincke). Polk ha ribadito, come già detto da Isaacman, che la ragione per cui si procederà al rientro anticipato è la mancanza di strumenti medici adeguati sulla Stazione Spaziale, aggiungendo che le condizioni fisiologiche diventano più complesse da valutare o gestire in microgravità.
Secondo i modelli probabilistici computerizzati, situazioni di questo tipo sarebbero dovute capitare almeno una volta ogni tre anni. Questo invece è il primo caso in 25 per cui, al di là del comprensibile clamore, la valutazione dell’attività finora svolta sulla Stazione Spaziale Internazionale si può considerare straordinariamente positiva.
La missione che succederà a Crew-11, la Crew-12 composta da Jessica Meir e Jack Hathaway (Nasa), Sophie Adenot (Esa) e Andrey Fedyaev (Roscosmos), è attualmente prevista per il lancio a metà febbraio. La Nasa sta valutando la possibilità di anticipare questa tempistica, ma è altamente improbabile che Crew-12 possa decollare prima del rientro a Terra di Crew-11.
Dopo la partenza di Crew-11, quindi, la Stazione Spaziale Internazionale sarà abitata per un breve periodo da sole tre persone: l’astronauta americana Christopher Williams insieme ai due cosmonauti russi Sergey Kud-Sverchkov e Sergei Mikayev. Il terzetto è arrivato nel laboratorio orbitante il 27 novembre scorso, con una navetta Soyuz di Roscosmos. Williams sarà dunque, per un certo periodo, l’unico americano a bordo della stazione. L’amministratore associato della Nasa Amit Kshatriya ha spiegato che il personale che resterà a bordo è perfettamente in grado di gestire ogni situazione e che in ogni caso non saranno mai soli: molte operazioni della stazione vengono gestite da vari centri di controllo in tutto il mondo. Gli astronauti avranno quindi migliaia di persone che li assisteranno costantemente.
Guarda anche il video sul primo equipaggio permanente, e successivi, sulla Stazione Spaziale👉
Foto in alto: I componenti dell’equipaggio Crew-11. Da sinistra: il russo Oleg Platonov, gli americani Mike Fincke e Zena Cardman, il giapponese Kimiya Yui
Crediti: SpaceX




