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Inspiration4, splashdown: verso lo spazio per tutti

«È soltanto l’inizio». Sono state queste le prime parole pronunciate da Jared Isaacman, comandante della missione Inspiration4, subito dopo lo splashdown nell’Atlantico della capsula Resilience di SpaceX, avvenuto quando in Italia era da poco passata l’1 di notte del 19 settembre.  L’elegante adagiarsi dei paracadute della Crew Dragon nell’oceano al largo delle coste della Florida, non troppo lontano dal Kennedy Space Center da cui la navicella era partita tre giorni prima, segna così il successo della prima missione orbitale composta da un equipaggio di soli civili.

«Soltanto l’inizio», conferma il commentatore di SpaceX, di un cambio d’epoca per il turismo spaziale. E in effetti l’impresa segna un prima e un dopo. A differenza dei pur innovativi voli suborbitali compiuti quest’estate dalla Virgin Galactic di Richard Branson e dalla Blue Origin di Jeff Bezos, l’impatto della missione voluta da Elon Musk è senza dubbio maggiore.

Innanzitutto parliamo di un volo orbitale che ha raggiunto i 575 Km di altezza, al di sopra della Iss e di Hubble. E alla manciata di minuti trascorsi in microgravità da Branson e Bezos, corrispondono invece i tre giorni dell’equipaggio di Inspiration4. Infine, con SpaceX cambia completamente il concetto di accessibilità allo spazio. La matrice comune delle tre missioni resta quella della corsa allo spazio per miliardari, che grazie alla tecnologia automatizzata di questi mezzi permette di volare senza competenze specifiche o quasi. Ma Musk ha aggiunto un elemento di assoluta novità.  Ovvero quello della lotteria, che con pochi dollari ha permesso potenzialmente a tutti i cittadini statunitensi di vincere una corsa nello spazio.

A finanziare l’intera operazione è stato Isaacman, comandante della missione. L’ingegnere Chris Sembroski e l’insegnante e artista Sian Proctor si sono aggiudicati i due biglietti vincenti della lotteria spaziale, il cui intero ricavato è andato all’ospedale pediatrico St Jude. E proprio tra i dipendenti del St Jude è stato scelto il quarto membro dell’equipaggio: Hayley Arceneaux, oggi assistente medico nella stessa struttura che da bambina le aveva curato una grave forma di tumore alle ossa. Con Inspiration4 è diventata la prima persona con una protesi ossea a raggiungere lo spazio, svolgendo in orbita anche una serie di esperimenti medico-scientifici. Infine, non è mancato il valore educativo e sociale della missione: durante i tre giorni di viaggio intorno al nostro pianeta, l’equipaggio ha promosso una serie di iniziative per avvicinare i più giovani allo spazio, dalla musica all’arte. Tutto rigorosamente a zero G.

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