Un volo perfetto finito con un’esplosione. Il 2 febbraio, quando in Italia erano le 21:25, il nono prototipo della navicella Starship di SpaceX SN9 ha concluso il suo secondo test ad alta quota in modo molto simile al lancio dello scorso dicembre.

Come SN8, anche SN9 ha svolto magistralmente il cosiddetto ‘hop’, il salto che ha portato la navetta a un’altezza massima di 10 chilometri (a dicembre erano stati addirittura 12 e mezzo). Tutto si è svolto come previsto fino al ‘belly flop’, la complessa manovra necessaria per posizionare il veicolo in orizzontale in modo da effettuare una caduta controllata. Ma anche questa volta, a circa 6 minuti e mezzo dal decollo, qualcosa è andato storto nella fase di rientro sulla piattaforma di Boca Chica in Texas e Starship è esplosa.

“Dobbiamo solo lavorare ancora un po’ sull’atterraggio”, è stata la reazione a caldo dell’ingegnere di SpaceX che commentava il lancio. E anche se non si tratta certo di un dettaglio da poco, la compagnia di Elon Musk aveva già messo in conto di perdere diversi veicoli in questa fase di test – un po’ come era successo per la messa a punto del Falcon 9. La riuscita di due voli ad alta quota di Starship costituisce già un grande successo, e SN8 e 9 hanno permesso a SpaceX di raccogliere importanti dati per migliorare i prototipi successivi della navicella che un giorno dovrebbe portare l’uomo sulla Luna e su Marte.

Nel caso del test di dicembre, lo scoppio è avvenuto a causa della pressione troppo bassa nel serbatoio del propellente. Servirà un po’ di tempo per capire cosa non ha funzionato questa volta, ma è probabile che si tratti di un problema diverso. Se si confrontano le due esplosioni, si vede che quella di ieri è stata molto più clamorosa: SN9 si è schiantato di pancia, e frammenti del veicolo hanno persino raggiunto SN10, il modello successivo di Starship già posizionato sulla piattaforma per il prossimo test.

 

Immagine in apertura: Gene Blevins/ Reuters