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Miniere di carbonio nelle nursery planetarie

Miniere di carbonio nelle nursery planetarie

È una delle forme più comuni di carbonio nello spazio. Stiamo parlando di C60, una molecola di carbonio, la cui forma ricorda quella di un pallone da calcio, nota anche con il nome di buckyball. Ora gli scienziati della Radboud University, sono riusciti a calcolare per la prima volta lo spettro di assorbimento di questa molecola e i risultati dello studio sono stati pubblicati sull’edizione del 25 novembre di Nature Astronomy.

«Quasi tutte le proprietà dell’iconica molecola C60 sono state misurate – afferma Jos Oomens, uno degli autori dello studio – finalmente siamo riusciti a scoprire qualcosa di nuovo, ovvero lo spettro di assorbimento nella sua forma dotata di protone C60H+ che è stata individuata in forma abbondante nelle nubi interstellari».

Perché è così importante individuare la provenienza di questa molecola? La nubi interstellari – si legge nello studio – sono considerate le nursery di stelle e pianeti  ( ne abbiamo parlato qui) e scoprire la loro composizione chimica, studiando elementi come il C60, vuol dire quindi scoprire come si sono formati molti dei pianeti che conosciamo. I ricercatori ritengono che la versione con protone della molecola, sia la più diffusa nello spazio: per dimostrarlo hanno confrontato gli spettri infrarossi emessi dalla nubi interstellari con quello di C60H+, riscontrando una corrispondenza molto ravvicinata.

La presenza del protone in più su C60H+ fa sì che essa perda la sua perfetta simmetria e la caratteristica forma di pallone da calcio: di conseguenza la molecola assorbe molti più spettri della luce rispetto alla normale C60. Per ottenere il giusto spettro di assorbimento della molecola, gli scienziati si sono serviti dello laser a elettroni liberi presso il laboratorio Felix. Combinando gli strumenti di Felix con uno spettrometro di massa  la molecola C60H+ si disintegra ed in questo modo è possibile rilevare gli ioni frammentati anziché misurare lo spettro di assorbimento diretto.

In futuro la possibilità di avere a disposizione spettrometri sempre più precisi e potenti permetterà agli scienziati di continuare gli studi su questa molecola e di scoprire quali sono le fasi di sviluppo che hanno interessato i pianeti del nostro Sistema Solare.

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