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Clima, in affanno le foreste nebulose

Clima, in affanno le foreste nebulose

Ha un aspetto fiabesco, è costantemente velata da cortine di nubi a bassa quota ed è caratterizzata da una vasta presenza di muschi e felci che talora coprono anche gli alberi, di media altezza e dai rami annodati: non si tratta di uno scenario tratto da un romanzo fantasy, ma di un ecosistema reale e molto fragile, la foresta nebulosa. Designata dagli addetti ai lavori come Tmcf (Tropical Montane Cloud Forest) e diffusa nelle zone montane tropicali e subtropicali, questo tipo di foresta è nota per la sua ricca biodiversità: ospita, infatti, migliaia di specie animali e vegetali che hanno trovato in questo habitat la loro residenza ideale e sono diffuse solo in queste aree, dove anche il ciclo dell’acqua ha delle peculiarità. Infatti, le piante intercettano l’umidità delle nuvole che può fornire il 75% del fabbisogno di liquidi. Nella foto in alto, la foresta nebulosa di El Yunque in Puerto Rico (Credits: Maria Rivera).

L’equilibrio delle Tmcf è molto delicato ed è messo in crisi dal cambiamento climatico e dal consumo del suolo: entro il 2060 il 90% di esse potrebbe essere compromesso. Tale situazione è al centro di un nuovo studio, coordinato dallo U.S. Department of Agricolture-Forest Service e appena pubblicato su Plos One (articolo: “Neotropical cloud forests and páramo to contract and dry from declines in cloud immersion and frost”). Il riscaldamento globale dovuto all’effetto serra è il principale nemico delle Tmcf e si stima che, in America Centrale, potrebbe ridurre anche del 100% la coltre che le avvolge, con gravi conseguenze su flora e fauna (ne risentirebbe, ad esempio, la farfalla Monarca che è solita svernare in Messico Centrale). Gli autori della ricerca hanno cercato di mappare i potenziali cambiamenti che potrebbero affliggere queste aree nell’emisfero occidentale e si sono serviti di una pluralità di dati: osservazioni satellitari e sul campo, modelli climatici e serie meteorologiche, risalendo nel tempo anche a 60 anni fa. I dati satellitari impiegati sono quelli delle missioni Landsat, che sono stati utilizzati per esaminare l’andamento della copertura forestale e per realizzare modelli Dem (Digital Elevation Model).

Il parametro principale preso in considerazione è l’immersione nuvolosa (cloud immersion), quindi la caratteristica tipica di questi ecosistemi cui specie uniche di flora e fauna si sono adattate nel corso del tempo. Altri parametri utilizzati sono l’umidità, la brina, la frequenza delle nuvole e la loro densità. I risultati dello studio suggeriscono che l’immersione potrebbe aumentare in talune foreste e decrescere in altre. L’incremento sarebbe dovuto ad una maggiore umidità dell’aria che si crea sopra le acque calde degli oceani; la decrescita, invece, sarebbe connessa all’effetto delle temperature elevate sull’aria che si sposta in zone montane più alte (rispetto alla fascia delle Tmcf) prima di raffreddarsi e riuscire a formare le nubi. L’aumento dell’immersione nuvolosa, comunque, sarebbe piuttosto ridotto e circoscritto ad alcune regioni del Sud America.

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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