È uno dei gas che contribuiscono all’effetto serra e le sue emissioni possono essere generate sia da sorgenti naturali, come le paludi, sia da una vasta gamma di attività umane, tra cui la produzione di combustibili fossili, l’agricoltura e la gestione delle acque di scarico: si tratta del metano, al centro dell’attenzione degli studiosi per un test controllato che ha confermato la validità del monitoraggio satellitare di questo agente inquinante.

I risultati del test, durato per tutto il 2025, sono stati illustrati in uno studio coordinato dall’Università di Stanford (California) e appena pubblicato su Nature. Il gruppo di lavoro ha effettuato l’esperimento rilasciando pennacchi di gas da un sito di ricerca dell’ateneo, situato a Casa Grande, in Arizona; le emissioni controllate sono state 481 e sono state programmate in concomitanza con il passaggio di 11 satelliti di varie tipologie (ad esempio, governativi e commerciali), tra cui i Landsat di Nasa/Usgs e Sentinel-2 del programma europeo Copernicus. Il monitoraggio satellitare del gas viene effettuato indagando la luce infrarossa riflessa dalla superficie della Terra e rilevando in tale spettro l’impronta lasciata dal metano presente in atmosfera.

I dati acquisiti durante la prova sono stati analizzati in modo indipendente da quindici gruppi di ricerca di diversa estrazione (atenei, agenzie governative, aziende e organizzazioni no-profit), provenienti da nove paesi; al termine di questa valutazione gli autori dello studio hanno confrontato i risultati con le emissioni già note. Gli strumenti satellitari concepiti per il monitoraggio del metano hanno effettuato un controllo particolarmente accurato, riuscendo a identificare la presenza del metano con una precisione oscillante tra il 92 e il 100%. Invece, nel caso di strumenti ideati per altri tipi di rilevazioni, ma riadattati per osservare il metano, l’identificazione del gas è avvenuta con un’accuratezza variabile tra il 62 e l’88%.

In condizioni meteorologiche ottimali, con cieli sgombri da nuvole e vento moderato, gli strumenti coinvolti nella ricerca hanno comunque rilevato in modo affidabile il metano nel momento in cui il suo flusso di emissione raggiungeva una velocità compresa tra 50 e 200 chili all’ora. Gli studiosi hanno poi provato ad analizzare i dati del test con strumenti di Intelligenza Artificiale, riscontrando però delle carenze che potranno essere sanate con un opportuno addestramento.

Secondo il gruppo di lavoro, i risultati dell’esperimento mostrano come il monitoraggio spaziale possa fare la differenza anche nel caso del metano, un gas tecnicamente complesso da rilevare, e possa schiudere a varie categorie di soggetti (tra cui enti regolatori, produttori di gas e responsabili politici) nuovi scenari nell’ambito della tutela ambientale.

 

In alto: emissioni di metano osservate da Sentinel-2 (Crediti: contiene dati Copernicus modificati 2020, processati da Kayrros) 

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