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‘Una collisione dentro una collisione’: così gli astronomi hanno definito l’evento cosmico identificato con la sigla Grb 230906A. Si tratta della fusione tra due stelle di neutroni – individuata grazie a un lavoro di squadra di diversi telescopi della Nasa – avvenuta all’interno di una minuscola galassia immersa in un enorme flusso di gas e nata, a sua volta, dalle conseguenze di un’antica collisione galattica. È la prima volta che un evento di questo tipo viene osservato in un ambiente simile. La scoperta, pubblicata su The Astrophysical Journal Letters, potrebbe aiutare a chiarire due importanti questioni: l’origine di alcuni lampi di raggi gamma e la presenza di elementi pesanti come oro e platino nelle regioni più remote delle galassie.

Ma andiamo con ordine. Le stelle di neutroni sono fra gli oggetti più estremi e densi dell’universo. Si formano quando una stella molto più massiccia del Sole esaurisce il proprio combustibile nucleare, collassa sotto la propria gravità ed esplode come supernova, lasciando dietro di sé un nucleo ultra-compatto. Quando due di questi oggetti orbitano uno attorno all’altro, dopo milioni o miliardi di anni la loro danza gravitazionale termina con una collisione. L’impatto libera enormi quantità di energia sotto forma di radiazione e onde gravitazionali, increspature dello spaziotempo che si propagano nello spazio viaggiando alla velocità della luce. In queste condizioni si producono anche brevi ma potentissimi lampi di raggi gamma — i cosiddetti Gamma-ray burst (Grb) — e si formano elementi chimici molto pesanti, tra cui oro e platino.

Negli ultimi anni gli astronomi hanno osservato diverse collisioni tra stelle di neutroni ma quasi sempre all’interno di galassie ben visibili. Grb 230906A, invece, non sembra provenire dal centro di una galassia grande e luminosa ma da un sistema piccolo e difficile da osservare. L’evento è stato rilevato per la prima volta nel settembre 2023 dal telescopio spaziale Fermi che ha registrato un intenso lampo di raggi gamma. Swift ha poi aiutato gli astronomi a determinare con maggiore precisione la posizione nel cielo e, successivamente, l’osservatorio Chandra ha localizzato la sorgente nei raggi X. A quel punto Hubble ha puntato i suoi ‘occhi’ verso quella regione, individuando una galassia minuscola ed estremamente debole proprio nel punto indicato.

Situata a circa 4,7 miliardi di anni luce dalla Terra, la galassia è immersa in un flusso di gas che si estende per circa 600mila anni luce. Questa struttura si sarebbe formata centinaia di milioni di anni fa quando più galassie entrarono in collisione, strappandosi gas e polveri che finirono per disperdersi nello spazio intergalattico. Ed è proprio in questo ambiente che, secondo i ricercatori, si sarebbe verificata la fusione tra le due stelle di neutroni. L’ipotesi più plausibile, supportata dalla ricerca, è che alcuni lampi di raggi gamma apparentemente ‘orfani’ di galassia provengano in realtà da sistemi stellari troppo piccoli o troppo deboli per essere individuati facilmente con i telescopi. Allo stesso tempo, eventi come questo spiegherebbero perché elementi pesanti come oro e platino si trovano anche in stelle situate nelle regioni periferiche delle galassie: se collisioni di stelle di neutroni avvengono in ambienti lontani dai centri galattici, il materiale prodotto – attraverso una catena di reazioni nucleari – può disperdersi nello spazio circostante fino ad apparire nelle future generazioni di stelle.

 

In apertura: rappresentazioni artistiche delle collisioni cosmiche iniziate centinaia di milioni di anni fa, con galassie brillanti e flussi di gas e polvere che formano galassie più piccole. In alto a sinistra, dettaglio della fusione di stelle di neutroni. Crediti: Nasa/Cxc/Esa/Penn State University/S. Dichiara/Sao/STScI/Erc BHianca 2026/P. Edmonds.