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Un cluster ‘giovanile’ nel mirino di Hubble

Un cluster ‘giovanile’ nel mirino di Hubble

Si trova a circa 160mila anni luce dalla Terra, ai margini della Grande Nube di Magellano, si presenta come un’esplosione di luci e colori ed ha recentemente posato per uno dei celebri scatti di Hubble: il protagonista del nuovo ritratto è Ngc 1866 (foto sopra – qui in alta risoluzione), un cluster stellare scoperto nel 1826 dall’astronomo scozzese James Dunlop, autore di un catalogo contenente 629 soggetti tra stelle ed ammassi. Lo storico telescopio Nasa-Esa ha realizzato l’immagine con lo strumento Wfc3 (Wide Field Camera 3), utilizzando cinque filtri per le diverse lunghezze d’onda.

Gli ammassi, strutture piuttosto comuni nell’Universo, sono costituiti da centinaia di migliaia di stelle tenute insieme dalla forza di gravità. Gli elementi che rendono particolare Ngc 1866 sono il suo andamento giovanile e la relativa vicinanza alla Terra, che permette agli astronomi di studiare le sue stelle anche individualmente; la Grande Nube di Magellano, infatti, è una delle galassie vicine alla Via Lattea. I meccanismi che conducono alla formazione dei cluster sono ancora oggetto di dibattito nella comunità scientifica, ma dalle osservazioni effettuate sinora è emerso che la maggior parte delle loro stelle è avanti con gli anni e ha una metallicità molto bassa.

In campo astronomico sono definiti metalli gli elementi diversi dall’idrogeno e dall’elio; dato che le stelle formano elementi pesanti all’interno del loro ‘cuore’ durante i processi di fusione nucleare che avvengono nel corso della loro vita, un indice basso di metallicità indica che una stella è molto anziana e che il materiale da cui si è formata non è stato arricchito da altri elementi. Il caso di Ngc 1866 è diverso. Gli studiosi, infatti, ritengono che nel cluster coesistano differenti popolazioni di stelle, sia quelle di prima generazione che gruppi più giovani. Nella sua vita millenaria l’ammasso, secondo gli astronomi, potrebbe essersi imbattuto in una vasta nube di gas che avrebbe dato il ‘la’ ad una nuova ondata di baby astri; questa ipotesi potrebbe spiegare perché Ngc 1866 si presenta così ‘sbarazzino’.

 

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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