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Consumo umano, energia idroelettrica, irrigazione agricola e processi industriali: sono questi alcuni dei principali utilizzi dell’acqua, risorsa naturale indispensabile ma insidiata da inquinamento, cambiamenti climatici e sfruttamento eccessivo. Il prezioso elemento è da tempo oggetto di monitoraggio, effettuato anche dallo spazio, e torna in scena per due studi mirati a indagare i cambiamenti nell’estensione dei bacini e a misurarne la profondità (batimetria). Le due indagini, pubblicate sulla rivista Scientific Data, si sono basate sulle informazioni acquisite da Landsat, programma satellitare di osservazione della Terra che vede insieme la Nasa e l’agenzia governativa Usgs (United States Geological Survey). Il programma è attivo dal 1972, anno di lancio del Landsat 1, e la sua longevità permette ai ricercatori di operare su archi temporali molto estesi.

Nel primo studio, coordinato dall’Università di Southampton, i ricercatori hanno utilizzato i dati di Landsat per determinare le aree in cui la quantità d’acqua è cresciuta o è diminuita nel periodo 1984 – 2022. In questo modo è stato realizzato il primo database globale dove è possibile individuare l’anno (o gli anni) in cui è avvenuto un cambiamento nelle riserve d’acqua, come la creazione di un lago artificiale oppure il prosciugamento di un bacino naturale; emblematico in tal senso è il caso del Lago d’Aral. Nel secondo studio, coordinato dalla Texas A&M University, i dati di Landsat sono stati impiegati per creare ‘3D-Lakes’: si tratta di un database batimetrico globale con cui è possibile stimare la capacità di stoccaggio dei bacini.

Per la realizzazione del primo database, gli studiosi si sono serviti di due specifici algoritmi: Modified Normalized Difference Water Index (mNdwi) e Green_Red Normalized Difference Water Index (grNdwi). Invece, per la creazione del secondo database, i ricercatori hanno impiegato anche le informazioni acquisite da un’altra missione Nasa nel settore Osservazione della Terra: IceSat-2, i cui dati altimetrici hanno contribuito a delineare la batimetria dei bacini. Ad esempio, un bacino analizzato in tutti e due i database è l’Amistad Reservoir, al confine tra Stati Uniti e Messico; il lago, gestito congiuntamente dalle due nazioni, si sta pian piano riducendo. La recessione più significativa è emersa nel primo database e si è verificata nel periodo 2012 – 2016, mentre con ‘3D-Lakes’ è stato delineato l’identikit della parte sommersa del bacino.

I due database, quindi, integrano efficacemente le informazioni raccolte in situ e, secondo gli studiosi, si configurano come strumenti utili sia per la comunità scientifica sia per i gestori delle risorse idriche: gli stakeholder possono così visualizzare i cambiamenti a livello locale e quelli, di maggiore impatto, a livello globale e valutare le misure più opportune per gestire razionalmente l’acqua.

In alto: l’Amistad Reservoir nel dataset ‘3D-Lakes’ (Crediti: Ross Walter/Nasa) 

Prima foto in basso: l’Amistad Reservoir nel 2025. L’immagine fa parte di un’animazione che mostra l’evoluzione del bacino nei dati Landsat, nel periodo 1985 – 2025 (Crediti: Ross Walter/Nasa) 

Seconda foto in basso: il profilo batimetrico dell’Amistad Reservoir nel dataset ‘3D-Lakes’ (Crediti: Ross Walter/Nasa) 

Il bacino Amistad nel 2025

Profilo batimetrico del bacino Amistad