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Cimeli dell’Universo primordiale

Cimeli dell’Universo primordiale

Sono di ‘peso’ pur avendo delle piccole dimensioni, sono piuttosto rare e possono rivelarsi utili per approfondire i processi di nascita ed evoluzione delle galassie, tanto che sono le protagoniste di un recente studio pubblicato su Astronomy & Astrophysics (articolo: “Galaxy and Mass Assembly-Gama: Accurate number densities and environments of massive ultra-compact galaxies at 0.02 < z < 0.3”). Si tratta di alcune galassie definite ‘massicce ultracompatte’, che, rispetto alla Via Lattea, sono dotate di un numero di stelle di gran lunga superiore e hanno una luminosità intensa, ma costringono il loro patrimonio di astri a risiedere in uno spazio molto limitato.

Queste peculiarità sono al centro dello studio sopra citato, coordinato dall’Istituto di Astrofisica e Scienze dello Spazio dell’Università di Lisbona e basato su una campagna di osservazioni condotta con i telescopi dell’Eso presso l’osservatorio di La Silla (Cile). I ricercatori hanno individuato un gruppo di 29 galassie ultracompatte, situate ad una lontananza dalla Terra compresa tra 2 e 5 miliardi di anni luce. Oltre alle osservazioni, il gruppo di lavoro si è giovato anche della Gama (Galaxy And Mass Assembly), una mappatura di galassie del vicino Universo con dati spettroscopici fino alla distanza di circa 5 miliardi di anni luce. In questa ‘famiglia’ di 29 esemplari, ne sono stati individuati 7 che risalgono ai ‘primi passi’ dell’Universo; la loro principale peculiarità è che, sin dalla loro formazione, oltre 10 miliardi di anni fa, sono rimaste intatte, pur trovandosi nel ‘vicinato galattico’ della Via Lattea. Questi cimeli di un’epoca così remota, secondo il team della ricerca, possono effettivamente dare un’idea di come le galassie si presentavano quando il cosmo era ancora nella sua infanzia.

Gli studiosi, per dare una collocazione cronologica alle 29 entità, hanno anche calcolato l’età delle stelle in esse presenti, distinguendo le galassie-cimelio, più rosse, dalle ‘colleghe’ giovani, maggiormente blu. Il meccanismo che avrebbe preservato questi oggetti celesti nel corso della loro vita millenaria non è ancora chiaro, ma a tal proposito è stata formulata un’ipotesi: a mantenerle intatte sarebbe stata la collocazione in cluster galattici sovrappopolati. In questo tipo di ammassi, la forza di gravità e la velocità sono molto elevate e, di conseguenza, le galassie non hanno tempo sufficiente per dare luogo ad interazioni significative. Questa teoria non si può però applicare a tutte le galassie intatte: infatti, ne sono state trovate alcune in contesti diversi, compresi ‘vicinati galattici’ poco popolati. In questo caso, non è facile trovare una spiegazione e il gruppo di lavoro intende proseguire gli studi in questo filone, cercando di caratterizzare al meglio l’ambiente in cui tali galassie si trovano. Gli scienziati ritengono comunque che comprendere le proprietà di queste entità così particolari, che evolvono in maniera più rapida se paragonate ad altre tipologie di galassie presenti nell’Universo, può essere utile anche per monitorare le fasi dell’evoluzione di questi oggetti celesti, inclusa la nostra Via Lattea.

Autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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