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Radiazioni cosmiche, dagli smartphone alle navicelle

Lo spazio profondo è tutt’altro che vuoto, e i veicoli spaziali che lo attraversano devono resistere a una continua pioggia di radiazioni. Le più pericolose sono le particelle cariche provenienti dal Sole, che possono provocare seri danni a diverse componenti delle navicelle che inviamo dal nostro pianeta per esplorare i misteri del cosmo.

Ecco perché prima di essere mandati nello spazio tutti i veicoli devono essere testati in ambienti altamente radioattivi. È quello che succede ad esempio al centro Estec dell’Agenzia spaziale europea, nei Paesi Bassi, dove esiste una struttura dedicata a questo tipo di test. Come funziona

Per spiegarlo, un gruppo di ingegneri dell’Esa si è servito di uno strumento che molti di noi utilizzano tutti i giorni: lo smartphone. Gli scienziati posizionano un telefono sotto una sorgente di raggi gamma che in pochi giorni simula anni di esposizione alle radiazioni, lasciando la fotocamera accesa per vedere come le radiazioni vengono assorbite dal sensore dello smartphone. Una volta chiusa la porta di 700 chilogrammi della struttura, i cui muri sono spessi quasi un metro, il test ha inizio. Dopo un’esposizione di un minuto, gli effetti dei raggi gamma sono già visibili nel video registrato dallo smartphone: il sensore della fotocamera, che trasforma la luce in impulsi elettrici, ha immortalato i fotoni dei raggi gamma ad alta energia. L’effetto è ancora più visibile con la luce spenta: diversi telefoni hanno infatti una sensibilità alle radiazioni differente.

E se passiamo dagli smartphone alle navicelle spaziali testate al centro Estec, vediamo che anche in questo caso alterazioni minime nella struttura delle componenti esposte alle radiazioni possono cambiare molto la resistenza ai raggi gamma. Ecco il motivo per cui, prima di avventurarsi nello spazio profondo, ogni nuovo veicolo dev’essere messo alla prova per anni contro i possibili rischi delle radiazioni cosmiche.

 

 

 

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