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Plutone e Caronte al naturale

Plutone e Caronte al naturale

FASCIA DI KUIPER/A tre anni dall’arrivo della sonda New Horizons nel sistema di Plutone, rese disponibili le immagini a colori naturali del pianeta nano e della sua luna più grande

Valeria Guarnieri23 luglio 2018

Sono trascorsi poco più di tre anni dallo storico incontro tra la sonda New Horizonsdella Nasa e l’ex nono pianeta del Sistema Solare, avvenuto il 14 luglio 2015: per celebrare la ricorrenza, che ha svelato i segreti di un mondo distante e ricco di sfaccettature, il team della missione ha deciso di realizzare due immagini a colori naturali e in alta risoluzione di Plutone e di Caronte, il suo maggiore satellite naturale di cui recentemente è stato festeggiato il quarantennale della scoperta. Le nuove immagini sono il frutto di nuove calibrazioni dei dati raccolti dallo strumento Mvic (Multispectral Visible Imaging Camera) di New Horizons, che hanno portato alla realizzazione di due ‘ritratti’ in colori il più possibile vicini a quelli osservabili dall’occhio umano.

Gli studiosi, tenendo presente che i filtri di Mvic non collimano con le lunghezze d’onda che possono essere colte dallo sguardo dell’uomo, hanno dovuto utilizzare delle particolari tecniche di processing, creando due immagini dai colori piuttosto tenuirispetto a quelli dei dati raccolti dallo strumento. Le tinte risultano più delicate a causa della minore gamma di lunghezze d’onda percepibile dall’uomo. Ambedue le foto originarie sono state scattate proprio il 14 luglio 2015, quando la sonda si è trovata particolarmente vicina ai due corpi celesti: nello specifico, a 35.445 chilometri da Plutone e a 74.176 chilometri da Caronte. I colori più leggeri non pregiudicano la qualità delle immagini: risultano comunque visibili le caratteristiche più importanti di Plutone e Caronte, quali, rispettivamente, la Sputnik Planitia (la distesa ghiacciata a forma di cuore) e la Mordor Macula (la regione rossastra al polo settentrionale della luna).

Celebrata questa ricorrenza, New Horizons e il suo team sono proiettati verso l’appuntamento con il prossimo obiettivo della missione, l’oggetto della Fascia di Kuiper 2014 Mu69. Il meeting è previsto per il 1° gennaio 2019 e lo scorso marzo il corpo celeste, in attesa di un nome ufficiale da parte dell’Unione Astronomica Internazionale, è stato designato con un nickname ad interim, Ultima Thule. L’appellativo è stato scelto in quanto considerato rappresentativo del concetto di esplorazione di mondi lontani e del fly-by da record che New Horizons si appresta a compiere (sarà l’incontro planetario più lontano nella storia delle esplorazioni spaziali).

Circa l'autore

Valeria Guarnieri

Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, lavora in ASI dal 2000 e dal 2011 si occupa di comunicazione web presso l'Unità Relazioni Esterne e URP dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.

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