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Deep Space: Double check per il metano marziano

Su Marte il metano c’è. A quindici anni dalla prima rilevazione dello spettrometro italiano Planetary Fourier Spectrometer a bordo della sonda Mars Express, e sei anni dopo la seconda rilevazione del rover Curiosity, arriva la conferma ufficiale della presenza di metano nell’atmosfera del pianeta rosso da parte di un team targato Italia.

La caccia al metano su Marte rappresenta da sempre uno degli obiettivi primari e di fondamentale importanza per la comunità scientifica, poiché questo tipo di gas potrebbe avere un’origine biologica e quindi suggerire la presenza di vita sul pianeta rosso.  Finora però si era potuto soltanto ipotizzare che vi fosse la presenza di questo gas.

Oggi, è proprio il Planetary Fourier Spectrometer, a dare conferma al dato di Curiosity. Il PFS ha infatti registrato la presenza di metano nell’atmosfera di Marte mentre si trovava a sorvolare il cratere Gale, lo stesso luogo in cui il rover nasa Curiosity il giorno precedente, il 15 giugno del 2013, aveva fatto le sue misurazioni, trovando tracce di metano. Due osservazioni simultanee, da superficie e dallo spazio, realizzate con strumenti diversi, da un rover e da un satellite, che forniscono la prima evidenza incrociata della presenza di metano sul pianeta rosso.

A condurre lo studio, un team di ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica, dell’Agenzia Spaziale Italiana e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – guidati da Marco Giuranna di INAF.

Ci sono voluti sei anni per sviluppare una nuova tecnica volta ad escludere qualunque tipo di errore nelle rilevazioni spettrali. Combinando le osservazioni dello spettrometro con simulazioni atmosferiche e con fattori geologici, i ricercatori sono riusciti a risalire alla prima possibile sorgente del gas. Si tratta di una vasta area situata a 500 km di distanza dal cratere Gale, lungo il terreno fratturato di Aeolis Mensae che ospita, in un settore chiamato Medusae Fossae Formation, numerose faglie e un sottosuolo ricco di ghiaccio, come il permafrost diffuso nelle aree fredde della Terra. Poiché il permafrost può contenere metano o fornire una copertura impermeabile per la risalita di gas è possibile che venga rilasciato lungo le fratture saltuariamente, a causa del parziale scioglimento del ghiaccio, per eventi sismici o per l’impatto di meteoriti. La ricerca suggerisce che questa regione risulti essere la più probabile come sorgente non solo da un punto di vista geologico ma anche dal punto di vista della circolazione globale di Marte. Il risultato più rilevante è stato scoprire che due studi completamente indipendenti hanno suggerito lo stesso luogo di origine.

L’origine del metano su Marte è un argomento molto discusso: c’è chi sostiene che potrebbe essere generato da microrganismi e chi pensa che potrebbe essere il prodotto di reazioni geochimiche.

Questo annuncio segue quello della scoperta di acqua liquida salata sotto la superficie di Marte, per mezzo del radar Marsis, che ci avvicinano sempre più alla conoscenza del passato del mondo rosso. Sia l’oceano salato che il metano sono stati individuati da due strumenti italiani a bordo di Mars Express. I risultati pongono nuove basi nella caccia alla vita su Marte, che sarà oggetto di missioni future marziane di sample return come Mars 2020 e Exomars.

 

EDITORIALE

di Francesco Rea

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