Gran parte dell’attenzione mediatica sul programma lunare della Nasa si è finora concentrata sulla capsula Orion di Lockheed Martin, sul lanciatore Sls della Nasa e sul razzo Starship di SpaceX. Ma il ritorno degli esseri umani sulla Luna richiede molto di più, a cominciare da un nuovo lander lunare; il veicolo incaricato di trasferire gli astronauti dall’orbita lunare alla superficie e viceversa, raccogliendo l’eredità dello storico Lem del programma Apollo.
Questo lander di ultima generazione si chiama Blue Moon ed è stato progettato dall’azienda americana Blue Origin, che in questi anni ha ricevuto finanziamenti dalla Nasa attraverso il programma Human Landing System, per contribuire allo sviluppo delle tecnologie necessarie alla realizzazione del programma Artemis.
Un modello in scala reale e funzionante (mockup) della cabina di questo modulo è stato recentemente installato nel simulatore del Johnson Space Center, a Houston, per consentire agli astronauti di familiarizzare con gli spazi interni e svolgere attività di addestramento.
Nello specifico, si tratta del Blue Moon Mk2, la versione pensata per ospitare un equipaggio, distinta dalla variante cargo Mk1 che invece è dedicata esclusivamente al trasporto di carichi utili e con gestione completamente autonoma, senza personale a bordo.
Blue Origin non è l’unica azienda che sta progettando un nuovo lander lunare, c’è anche Starship, una versione proposta da SpaceX che però continua a essere impegnato in una lunga e complessa fase di sviluppo.
I due nuovi lander pensati per il ritorno sulla Luna con il programma Artemis, messi a confronto con il Lem, il modulo usato durante l’era Apollo (Crediti: Nasa Oig)
La differenza principale di questa nuova generazione di lander, rispetto alle missioni Apollo degli anni Sessanta e Settanta è l’approccio scelto dalla Nasa. I vecchi moduli lunari erano progettati per essere ‘usa e getta’: una parte del veicolo (descent stage) veniva abbandonata sulla superficie dopo ogni missione per alleggerire il ritorno in orbita e successivamente anche l’ascent stage, dopo il rendez-vous con il modulo di comando in orbita lunare, veniva abbandonato.
La filosofia di Artemis, invece, punta su sistemi riutilizzabili e sostenibili nel lungo periodo, in linea con l’obiettivo di costruire una presenza stabile sul nostro satellite.
Questa è la sfida che Blue Origin e SpaceX stanno affrontando. I loro mezzi non solo dovranno essere capaci di atterrare sulla Luna, ma anche di decollare nuovamente e riportare gli astronauti in orbita lunare senza disfarsi di alcuna parte del veicolo.
Per riuscirci, entrambe le architetture richiederanno numerosi rifornimenti di carburante direttamente nello spazio, con trasferimento e conservazione di propellenti criogenici: tecnologie già ingegnerizzate, ma che non sono mai state dimostrate operativamente in orbita.
Sia Blue Moon che Starship dovranno superare una lunga serie di test automatici. La Nasa richiede infatti il completamento con successo di missioni senza equipaggio sulla superficie lunare, prima di certificare qualsiasi mezzo per il trasporto umano.
Nel frattempo, gli astronauti iniziano già a prepararsi. Il simulatore di Blue Moon è stato installato proprio accanto a quello di Orion per consentire un addestramento integrato: gli equipaggi potranno passare direttamente dalla capsula che li porterà in orbita terrestre al lander che dovrebbe accompagnarli fino alla Luna.
Riguardo la versione di SpaceX, finora non è previsto un modello da addestramento come Blue Moon, ma gli astronauti hanno avuto l’opportunità di testare alcuni prototipi della cabina di pilotaggio e dell’ascensore che da questa (posta a 52 metri di altezza) porta l’equipaggio fino alla superficie lunare.
Blue Origin, intanto, sta proseguendo lo sviluppo di Blue Moon Mk1, la versione per le sole merci. Il veicolo ha recentemente completato una serie di test in camera a vuoto al Johnson Space Center ed è stato trasferito vicino al Kennedy Space Center, in Florida, in vista di una missione automatica prevista entro la fine dell’anno, a bordo del razzo New Glenn.
La partenza della prossima tappa del programma di ritorno sulla Luna si avvicina quindi sempre di più, ma le tempistiche previste restano ancora estremamente ambiziose. Secondo l’attuale amministratore della Nasa, Jared Isaacman, Artemis 3 potrebbe partire non prima della fine del 2027. Artemis 3 dovrebbe portare quattro astronauti in orbita terrestre bassa per testare rendez-vous e attracco con i lander lunari, oltre ai sistemi di supporto vitale e comunicazione.
Se tutto procederà senza ulteriori ritardi, cosa però tutt’altro che scontata, il primo vero ritorno dell’uomo sulla Luna potrebbe avvenire nel 2028 con Artemis 4.
Guarda un video con le più belle foto prodotte durante il secondo volo del programma Artemis, ad aprile scorso, nel quale gli astronauti hanno circumnavigato la Luna👉
Foto in apertura articolo: Il modello a grandezza reale della cabina per gli astronauti del lander lunare Blue Moon Mark 2, prodotto da Blue Origin, situato nello Space Vehicle Mockup Facility del Centro Spaziale Johnson della Nasa
Crediti: Nasa