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    Categorie: cosmo

Plato verso il lancio: superati i test di simulazione dello spazio

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La missione Plato (Planetary Transits and Oscillations of stars), dell’Agenzia Spaziale Europea, ha completato con successo la serie di test termo-vuoto della sonda, effettuati nel Large Space Simulator del centro di ricerca Esa Estec di Noordwijk, nei Paesi Bassi. Il superamento di queste prove conferma l’affidabilità del sistema in vista del lancio e rappresenta un passaggio fondamentale per verificare le prestazioni nelle condizioni operative di missione.

Progettata per individuare e caratterizzare pianeti rocciosi in orbita attorno a stelle simili al Sole, la missione Plato si basa sulla misura estremamente accurata delle variazioni della luminosità stellare, riuscendo a percepire un cambiamento fotometrico anche dello 0,008%. Ottenere questo livello di precisione non richiede solo strumenti di elevata sensibilità, ma anche una rigorosa stabilità termica e prestazioni altamente controllate dell’intera piattaforma.

Plato è stato sistemato all’interno del Large Space Simulator e sottoposto a un vuoto quasi totale, in condizioni termiche che replicano quelle dello spazio profondo: freddo estremo da un lato, irraggiamento solare dall’altro. Durante le prove, il lato esposto ha raggiunto i 150 °C, mentre le fotocamere, schermate e orientate verso la zona fredda, sono state mantenute tra –70 e –90 °C.
Queste escursioni termiche sono fondamentali per calibrare uno degli aspetti più delicati dello strumento: la messa a fuoco. La qualità dell’immagine infatti dipende direttamente dalla temperatura dei tubi ottici, controllarla con precisione significa garantire che le fotocamere restino perfettamente allineate anche nelle condizioni variabili dello spazio.

Le simulazioni quindi non servono solo a d accertare la resistenza generale del sistema, ma anche e soprattutto la sua capacità di garantire un’altissima precisione delle misurazioni. Il cuore della missione è infatti composto da 26 fotocamere ultrasensibili, basate su telescopi composti da sei lenti di materiali differenti. La loro configurazione è progettata per combinare un ampio campo visivo con un’elevata sensibilità: 24 unità osserveranno simultaneamente diverse regioni del cielo, mentre le restanti 2 saranno dedicate al puntamento fine.
Il loro compito primario sarà catturare le variazioni quasi impercettibili della luminosità causate dal transito di un pianeta davanti alla propria stella madre, valori misurabili solo grazie a sensori ad alte prestazioni operanti in condizioni di elevata stabilità termica e ottica.
Questi gioielli tecnologici sono stati sviluppati e realizzati nel nostro Paese da un team industriale e uno scientifico, finanziati e coordinati dall’Agenzia Spaziale Italiana, che fornirà anche un segmento del centro elaborazione dati curato dallo Space Science Data Center.

I dati raccolti durante la campagna di test sono ora al centro di un’analisi approfondita. Serviranno a raffinare i modelli termici del veicolo e prevedere con precisione il comportamento degli strumenti una volta in orbita. Se le prestazioni attese saranno confermate, Plato non si limiterà a un’attività di osservazione tesa individuare nuovi esopianeti, ma contribuirà a ricostruire la struttura e l’evoluzione dei sistemi planetari.
Il traguardo è ormai vicino, il lancio di Plato è previsto per gennaio 2027 a bordo di un vettore Ariane 6, operato da Arianespace. Una volta in funzione, tra le tante ricadute scientifiche, potrà fornirci anche la risposta a una delle domande più interessanti nello studio dei mondi extrasolari e della ricerca della vita: quanto è comune un pianeta come la Terra nell’Universo?

 

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Foto in cima: la sonda Plato sistemata nella camera a vuoto del centro Estec e in procinto di essere sottoposta ai test
Crediti: Esa

Gianluca Liorni: Ingegnere, astrofilo e divulgatore scientifico. Sono appassionato di Scienze e Tecnologie, che seguo da decenni, con particolare predilezione per l'astrofisica, la cosmologia e l'esplorazione spaziale