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Curiosity scopre molecola organica mai vista su Marte

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Il rover Curiosity della Nasa ha rilevato su Marte una vasta gamma di molecole organiche, tra cui sostanze considerate i mattoni fondamentali per l’origine della vita sulla Terra, mostrando che la superficie è in grado di conservare molecole che potrebbero rappresentare segnali di vita antica. La scoperta è stata fatta nella regione di Glen Torridon, all’interno del cratere Gale.

Il risultato, pubblicato su Nature Communnications, è stato ottenuto grazie a una sostanza chimica, nota come Tmah, usata per la prima volta su un altro pianeta. L’esperimento ha scomposto grandi molecole organiche analizzate poi dagli strumenti di bordo del Sample Analysis at Mars (Sam) con cui sono state fatte le scoperte più importanti della missione sulla chimica organica, l’atmosfera e l’abitabilità su Marte.

Nonostante Curiosity si trovi su Marte dal 2012, il rover ha condotto questo esperimento solo nel 2020 poiché in possesso di sole due dosi di Tmah. C’è stata, infatti, un’attenta pianificazione e scelta del luogo più favorevole per il prelievo dei campioni: il cratere Gale è il letto di un antico lago e per questo scelto come zona di atterraggio; la regione di Glen Torridon, al suo interno, è un’area ricca di minerali argillosi in grado di trattenere e preservare le sostanze chimiche organiche meglio di altri minerali. Alcuni di questi campioni prelevati da Curiosity sono stati dedicati a Mary Anning (1799 – 1847), paleontologa nota per le sue scoperte sui fossili.

«Pensiamo di aver trovato materia organica su Marte che si è conservata per 3,5 miliardi di anni – ha detto Amy Williams dell’Università della Florida e scienziata delle missioni Curiosity e Perseverance – È davvero utile avere la prova che la materia organica antica si sia conservata nel sottosuolo, perché questo è un modo per valutare l’abitabilità di un ambiente».

Tra le oltre 20 sostanze chimiche identificate dall’esperimento, Curiosity ha individuato una molecola contenente azoto con una struttura simile ai precursori del Dna, una sostanza mai rilevata prima su Marte. Il rover ha anche identificato il benzotiofene, una grande molecola solforosa a doppio anello spesso portata sui pianeti dai meteoriti. «Lo stesso materiale che è arrivato su Marte con i meteoriti è quello che è arrivato anche sulla Terra e probabilmente ha fornito i mattoni per la vita come la conosciamo sul nostro pianeta» ha detto Williams.

Tuttavia, per confermare in via definitiva i segni di vita passata è necessario riportare sulla Terra campioni di roccia. L’esperimento, infatti, non può distinguere i composti organici derivanti da una potenziale vita passata su Marte da quelli formatisi attraverso processi geologici o trasportati da meteoriti.

Il test con Tmah per la ricerca di composti organici sarà a bordo del rover Rosalind Franklin per la missione ExoMars dell’Esa e su Dragonfly della Nasa che studierà Titano, una delle lune di Saturno.

 

Immagine di copertina: I punti di campionamento dove Curiosity ha prelevato roccia nella regione di Glen Torridon. – Crediti: Nasa/Jpl-Caltech, Malin Space Science Systems (Msss)

Barbara Ranghelli: Giornalista scientifica. Da sempre attratta dal cielo, ho iniziato a indagarlo dall’età di 7 anni. Prima con mio zio dalla Sicilia, poi con la rivista “L‘Astronomia” fondata da Margherita Hack che raccontava le Costellazioni attraverso i Miti, infine con l’associazione astrofili “Altair” di Ostia, utilizzando il telescopio. Dopo una lunga parentesi nelle produzioni televisive broadcast, ho frequentato la Scuola di Giornalismo Lelio Basso di Roma e dal 2022 sono socia dell’Unione Giornalisti Scientifici Italiani.