X

Cambiamenti di gravità, gli effetti sulla coordinazione sensomotoria

👉 Seguici anche sul nostro canale WhatsApp! 🚀

 

L’adattamento del cervello umano alle variazioni della gravità è al centro di uno studio appena pubblicato su Journal of Neuroscience; la ricerca, coordinata dall’Università Cattolica di Lovanio, si è basata sull’analisi di alcuni comportamenti di 11 astronauti dell’Esa, sia nello spazio che al rientro sulla Terra.

In particolare, gli scienziati si sono concentrati sulla forza esercitata dai muscoli di mani e avambracci degli astronauti nell’afferrare e sostenere oggetti, ovvero la ‘forza di presa’ (grip strenght). I test si sono svolti sulla Stazione Spaziale Internazionale e sulla Terra e in entrambi i contesti gli astronauti hanno eseguito dei movimenti ripetitivi mentre prendevano determinati oggetti; i manufatti erano sottoposti a differenti forze, ovvero l’inerzia e la gravità sul nostro pianeta e la sola inerzia nello spazio.

I risultati dell’indagine hanno messo in rilievo che gli astronauti hanno inizialmente esercitato una forza di presa errata sia nello spazio sia al ritorno sulla Terra, a causa di un’interpretazione sbagliata di quello che i ricercatori hanno definito ‘feedback sensoriale’. Infatti, mentre erano a bordo della Iss, gli astronauti tendevano a stringere gli oggetti con un’energia maggiore di quanto fosse in realtà necessario perché il loro cervello era ancora convinto della presenza della forza di gravità; al rientro sulla Terra, invece, non riuscivano a esercitare la giusta forza perché il cervello si era abituato alla microgravità e sono stati necessari anche alcuni mesi per rieducarlo alle condizioni del nostro pianeta.

Quindi, il cervello umano ha bisogno di tempo per adattarsi gradualmente alle variazioni delle condizioni di gravità, almeno in termini di forza di presa. Inoltre, le strategie di controllo di questa forza dipendono spesso dalle previsioni del cervello sul rischio di trovarsi coinvolti in qualche incidente. Secondo gli autori dello studio, la scoperta potrebbe avere implicazioni di rilievo per i futuri astronauti, anche in considerazione degli attuali progetti di esplorazione lunare: infatti, avere una presa corretta su un oggetto, un attrezzo o uno strumento scientifico può fare la differenza in un’attività di routine, nell’esecuzione di un esperimento, nell’utilizzo di un braccio robotico e soprattutto in una procedura d’emergenza.

In alto: l’astronauta Nick Hague della Nasa stringe un attrezzo ginnico durante un’attività sportiva a bordo della Iss durante l’Expedition 72 (Crediti: Nasa) 

Valeria Guarnieri: Nata in tempo utile per vivere sin dall'inizio il fenomeno Star Wars, è laureata in Lettere Moderne con lode all'Università di Roma "La Sapienza" e lavora in ASI dal 2000. Dal 2011 si occupa di comunicazione web e social presso l'Ufficio Comunicazione dell'ente. Dedica la maggior parte del tempo libero alla montagna, suo grande amore.