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Goodbye Kepler: il cacciatore di mondi in pensione

C’è vita oltre il nostro Sistema solare? Questa domanda ha acquistato piena legittimità a partire dal 1995, quando è stata confermata per la prima volta l’esistenza di esopianeti.  Da quel momento, gli astronomi hanno trovato migliaia di mondi extrasolari, dando così il via alla caccia ai migliori candidati per l’abitabilità. Esempi recenti come TRAPPIST-1 e Proxima b hanno ridato smalto a quella che molti chiamano the Big Question, la grande domanda sulla vita aliena.

Ma l’impresa che davvero ha costruito la base scientifica e tecnologica per la ricerca di forme di vita extraterrestre è stata la missione Kepler, l’infaticabile cacciatore di mondi della Nasa appena arrivato alla fine della sua lunga carriera.

Ha scritto un capitolo fondamentale nella storia dell’esplorazione spaziale, scoprendo oltre 2.600 pianeti distanti in 9 anni di onorato servizio. Da diversi mesi il telescopio spaziale era in riserva, a circa 150 milioni di chilometri da noi, e gli scienziati erano già pronti ad attivare i “comandi della buonanotte” che avrebbero posto fine alle comunicazioni. Questo momento è arrivato lo scorso 15 novembre – proprio nell’anniversario della morte dell’astronomo che alla navicella aveva dato il nome, l’astronomo tedesco Johannes Kepler scomparso il 15 novembre 1630.  Si conclude così una missione straordinaria, che ha aperto la strada alla ricerca della vita oltre il Sistema Solare – e che è andata ben oltre le migliori aspettative.

Lanciato il 7 marzo 2009 dalla Cape Canaveral Air Force Station a bordo di un razzo Delta II, il telescopio spaziale ha effettivamente superato difficoltà insormontabili per altre missioni. Da tempeste di raggi cosmici a guasti tecnici e meccanici, Kepler è sopravvissuto eroicamente in tutti questi anni, quasi triplicando la durata inizialmente prevista.  Lascia oggi un’eredità ricchissima: oltre ad aver scoperto più di 2.600 mondi lontani, molti dei quali potenzialmente adatti a ospitare la vita, ne ha individuati altri 2.900 che potrebbero essere confermati da osservazioni future.

“Abbiamo individuato piccoli pianeti potenzialmente rocciosi – commenta infatti Jessie Dotson del centro di ricerche Ames della Nasa – che saranno i bersagli principali dei telescopi attuali e futuri. Così potremo andare avanti e vedere di cosa sono fatti questi pianeti e come sono le loro atmosfere.”

A che punto siamo dunque con la caccia agli esopianeti, e quali sono i prossimi passi? I dati aggiornati a novembre parlano di 3.874 mondi confermati fuori dal nostro Sistema solare – quelli scoperti da Kepler sono quindi più di metà. Nell’ambito di questa ricerca, sia i telescopi spaziali che quelli di terra si basano sulla raccolta di grandi quantità di dati. In sintesi, quello che si fa oggi è puntare verso il cielo gli strumenti disponibili, scandagliare regioni di cosmo più o meno ampie e tirare fuori lunghe liste di pianeti potenzialmente adatti a ospitare la vita. Una tecnica che finora si è rivelata molto efficace, ma che in futuro gli astronomi vorrebbero riuscire ad affinare.

Ed è qui che entrano in gioco gli eredi di Kepler – i cui dati saranno comunque utilizzati da generazioni di scienziati ancora per molto tempo, nonché combinati con quelli raccolti dalle future missioni. A partire da Tess, il nuovo telescopio spaziale della Nasa lanciato lo scorso aprile, che passerà in rassegna oltre 200.00 stelle alla ricerca di una “Terra gemella” potenzialmente abitabile.

Ma gli esopianeti sono anche un obiettivo europeo, con le missioni Cheops e Plato previste rispettivamente nel 2019 e nel 2026. Cheops è la prima delle missioni di classe S (Small) del programma “Cosmic Vision 2015-2025” dell’Esa, destinata a misurare con precisione le caratteristiche fisiche ancora sconosciute di pianeti in sistemi planetari diversi dal Sistema solare. Plato è invece un satellite composto da una batteria di 26 piccoli telescopi che insieme coprono un enorme campo di vista, in grado di osservare per la prima volta contemporaneamente immense zone di cielo. D

opo il saluto a Kepler, la caccia agli esopianeti continua dunque con una nuova spinta scientifica e tecnologica, per conoscere sempre meglio i mondi vicini e lontani.

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