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Il Roman Telescope volerà su un Falcon Heavy di SpaceX

Mentre il James Webb inizia la sua osservazione a infrarossi del cosmo, inviando le prime spettacolari immagini, la Nasa già guarda al suo prossimo telescopio spaziale. Un telescopio che ora ha anche trovato il suo passaggio verso lo spazio: si tratta del Nancy Grace Roman Space Telescope, che volerà a bordo di un Falcon Heavy di SpaceX.

Ad annuncialo è l’agenzia statunitense, che ha firmato con l’azienda di Elon Musk un contratto di 255 milioni di dollari per il lancio, al momento previsto per la fine del 2026 dal Kennedy Space Center in Florida. Si tratta di un prezzo decisamente maggiore rispetto a quanto pagato in precedenza per voli simili. Ad esempio, lo scorso anno la stessa Nasa ha stipulato un contratto con SpaceX per il lancio nel 2024 della missione Europa Clipper: il valore dell’accordo ammontava ‘solo’ a 178 milioni di dollari. Mentre un contratto stipulato nel 2021 per il lancio del satellite meteorologico Goes-U era di 152.5 milioni di dollari.

In generale, il prezzo commerciale del Falcon Heavy indicato da SpaceX è di 97 milioni di dollari. L’aumento degli ultimi anni, secondo quanto ha dichiarato l’azienda, è dovuto alla ‘eccessiva inflazione’.

Ma perché la scelta del Falcon Heavy? Si tratta di un razzo relativamente nuovo, che ad oggi è stato lanciato soltanto tre volte – il volo più famoso risale al 2018, quando Elon Musk ha spedito verso Marte una Tesla guidata dal manichino Starman. Ma nonostante questo vettore sia decisamente meno rodato del Falcon 9, è più adatto a un passeggero d’eccezione come il Roman Telescope. Il Falcon Heavy è infatti in grado di trasportate una quantità maggiore di carburante, necessaria a spedire il Roman verso la sua destinazione finale: il punto Lagrangiano L2, a circa 1,5 milioni di chilometri dal nostro pianeta. La stessa orbita del Webb, che lo scorso Natale è stato spedito nello spazio da un razzo Ariane 5 dalla base Esa di Kourou.

Il Roman Space Telescope è intitolato a Nancy Roman – scienziata statunitense considerata la ‘mamma di Hubble’. Fu lei a convincere la Nasa e poi il Congresso a finanziare il primo grande telescopio spaziale dell’agenzia statunitense.

Roman sarà un telescopio spaziale infrarosso a grande campo, e sarà il prossimo grande cacciatore di esopianeti targato Nasa. Ma non solo: sfruttando l’effetto di microlensing, ovvero la deformazione gravitazionale, Roman osserverà anche altri oggetti celesti distanti come le nane brune e i cosiddetti gioviani caldi, nonché indagherà l’espansione dell’universo.

E, se tutto andrà liscio come fino adesso è stato per il Webb, anche nel caso del Roman Telescope gli sforzi (e i costi) saranno ripagati da grandi scoperte scientifiche.

 

Immagine in apertura: illustrazione del Nancy Grace Roman Space Telescope. Crediti: Goddard Space Flight Center, Nasa

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