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Aspettando il ritorno di Starliner

A United Launch Alliance Atlas V rocket with Boeing’s CST-100 Starliner spacecraft onboard is seen as it is rollout out of the Vertical Integration Facility to the launch pad at Space Launch Complex 41 ahead of the Orbital Flight Test mission, Wednesday, Dec. 18, 2019 at Cape Canaveral Air Force Station in Florida. The Orbital Flight Test with be Starliner’s maiden mission to the International Space Station for NASA's Commercial Crew Program. The mission, currently targeted for a 6:26 a.m. EST launch on Dec. 20, will serve as an end-to-end test of the system's capabilities. Photo Credit: (NASA/Joel Kowsky)

Con SpaceX alla ribalta del volo umano commerciale, era da un po’ che non sentivamo parlare di Boeing. Ma adesso anche la compagnia aerospaziale concorrente a Elon Musk torna sotto i riflettori, con l’annuncio di un volo senza equipaggio verso la Iss programmato per il prossimo 30 luglio. Diversi mesi prima di quanto previsto. A darne notizia è la Nasa, che dichiara di aver completato con Boeing le prove generali per la missione Orbital Flight Test-2 (OFT-2).

Si tratta del secondo tentativo di volo orbitale, dopo quello che nel dicembre 2019 si era concluso con il mancato docking alla Iss a causa di un errore tecnico al motore principale pochi minuti dopo il lancio. Una commissione di inchiesta indipendente ha analizzato l’accaduto, raccomandando alcune modifiche da implementare alla Cst-100 Starliner di Boeing.

La Nasa si è dichiarata soddisfatta dei requisiti raggiunti dall’azienda, tanto più dopo il successo degli ultimi test. Determinante è stato il cosiddetto Asil Mission Rehearsal (Amr), una simulazione di cinque giorni della missione svolta presso l’ Avionics and Software Integration Lab (da cui l’acronimo Asil) di Boeing a Houston.

«L’Amr è uno dei tanti esempi dell’impegno di Boeing a far volare gli astronauti della Nasa nel modo più sicuro possibile. I team di Boeing e Nasa hanno lavorato a stretto contatto per preparare la missione OFT-2» commenta Chad Schaeffer, responsabile della certificazione del software per l’equipaggio commerciale.

A tal proposito, fondamentale è stato l’impegno economico di Boeing, che dopo il mancato aggancio alla Iss del primo test orbitale ha sostenuto le spese fuori programma di un secondo volo senza equipaggi. Il semaforo verde della Nasa per OFT-2 di fatto rimette Boeing in gara: potrebbe presto affiancare SpaceX nel trasporto di equipaggi verso la casa spaziale.

Certo, la strada da fare per raggiungere Musk è ancora lunga. SpaceX ha già all’attivo un volo di prova e due missioni operative, per un totale di tre lanci con astronauti a bordo. E già si prepara alla missione Crew-3, prevista per questo autunno.

Ma la Nasa stessa sembra favorevole al fatto che Boeing recuperi terreno: aumentare la disponibilità di mezzi privati renderà di fatto gli Stati Uniti sempre più indipendenti nel volo umano.  Se OFT-2 andrà come previsto, potremo aspettarci i primi astronauti a bordo di una capsula Starliner intorno all’inizio del 2022.

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