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Pentagono, future stazioni spaziali per la difesa?

Sono tre le aziende private che il Pentagono ha finanziato per lo sviluppo di altrettanti progetti di un avamposto orbitale a scopo di difesa.  La manovra sembra rientrare nel più ampio piano della Space Force statunitense, sebbene al momento il contratto prevede soltanto il concept e non la realizzazione. Avviata da Trump un anno e mezzo fa, l’armata spaziale Usa punta a coordinare operazioni militari nello spazio agli ordini del Dipartimento della Difesa.

Ed è proprio lo stesso Dipartimento ad aver voluto lo sviluppo di tre progetti differenti per la realizzazione di una stazione spaziale senza equipaggio da inviare in orbita bassa. Fino adesso il Pentagono non ha detto nulla di ufficiale né sull’importo del finanziamento né sulle compagnie vincitrici. Tra le tre aziende finanziate, l’unica certa al momento è la Sierra Nevada Corporation (Snc), che lo ha annunciato qualche giorno fa in un comunicato stampa. Il punto di partenza della Snc per lo sviluppo del progetto sarà il modulo Shooting Star della sua navetta Dream Chaser.

Lo “spazioplano americano”, come lo definisce la stessa azienda, è già parte del programma Commercial Resupply Services (Crs2) della Nasa, che prevede la stipula di contratti con aziende private per il trasporto di carichi sulla Stazione spaziale internazionale. Il debutto di Dream Chaser sulla Iss è attualmente previsto per l’autunno del 2021, un anno dopo rispetto alla stima iniziale. Il modulo Shooting Star è lungo poco meno di 5 metri e verrà agganciato al retro della navicella, che in questo modo potrà trasportare fino a 5.500 chilogrammi di carico.

«L’attuale Shooting Star – dichiara nel comunicato Steve Lindsey, vicepresidente della strategia business della Sierra Nevada Corporation – è già progettato per essere un avamposto orbitale, e aggiungendo alcune componenti siamo in grado di venire incontro alle esigenze del Dipartimento della Difesa».

Neanche Snc fornisce però il budget del progetto. Tuttavia, Space News riporta che il Pentagono avrebbe trasferito alla Sierra Nevada Corporation 439.100 dollari già a febbraio per un progetto chiamato Phase 1: Orbital Outpost Prototype Project, che ha tutta l’aria di essere proprio il primo studio di fattibilità sull’avamposto. Citando il database beta.SAM.gov, Space News afferma anche che due progetti simili sarebbero stati finanziati alle compagnie Nanoracks e Arkisys, per un valore rispettivamente di 389.900 dollari e 366.000 dollari.

In attesa che queste informazioni siano ufficialmente confermate, alcuni esperti hanno espresso perplessità sull’intera operazione. «Solleva davvero molte domande, – ha detto ad esempio la Direttrice della Secure World Foundation Victoria Samson in un’intervista rilasciata alla rivista Breaking Defense – in particolare, quale obbiettivo scientifico o di ricerca e sviluppo richiede davvero tutto questo? Se uniamo questo con la creazione della Space Force, sembra che nel nostro futuro sia in arrivo uno Starship Troopers».

Ma anche senza arrivare alla fantascienza bellica immaginata nel film di culto diretto da Verhoeven oltre vent’anni fa, è chiaro che i tradizionali confini geografici si stanno sempre più estendendo oltre l’atmosfera terrestre. Ecco che lo spazio diventa oggi territorio di conquista, come lo sono stati i continenti nella storia dell’uomo. La speranza è che in migliaia di anni di evoluzione dalla comparsa dell’homo sapiens il concetto stesso di conquista sia cambiato, come del resto auspicato dal Trattato sullo spazio extra-atmosferico del ’67. E che la nostra specie non si riveli essere composta dai Silly Asses immaginati sessant’anni fa da Asimov nell’omonimo racconto breve. Qui un catalogatore galattico compila meticolosamente il registro dei popoli galattici considerati evoluti. All’inizio la Terra viene inserita nel registro, grazie alla scoperta dell’energia atomica. Ma venendo a sapere che i terrestri svolgono esperimenti nucleari sul loro stesso pianeta e non nello spazio, subito il catalogatore li depenna, esclamando: «Razza di deficienti!».

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