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Mondi abitabili in numeri: ricerca statistica di vita aliena

Mondi abitabili in numeri: ricerca statistica di vita aliena

Rappresentazione artistica di un esopianeta

C’è vita oltre il nostro Sistema solare? Questa domanda ha acquistato piena legittimità a partire dal 1995, quando è stata confermata per la prima volta l’esistenza di esopianeti.

Da quel momento, gli astronomi hanno trovato migliaia di mondi extrasolari, dando così il via alla caccia ai migliori candidati per l’abitabilità. Esempi recenti come TRAPPIST-1 e Proxima b hanno ridato smalto a quella che molti chiamano the Big Question, la grande domanda sulla vita aliena.

Al tempo stesso però alcuni scienziati hanno cominciato a mettere in discussione il metodo comunemente utilizzato per la ricerca di mondi abitabili.

In sintesi, quello che si fa oggi è puntare verso il cielo telescopi spaziali e terrestri, scandagliare regioni di cosmo più o meno ampie e tirare fuori lunghe liste di pianeti potenzialmente adatti a ospitare la vita. Una tecnica che finora si è rivelata efficace, ma che è molto dispendiosa e soprattutto lenta.

Per questo da qualche tempo c’è chi propone di adottare un approccio statistico per la ricerca di ‘Terre 2.0’, basandosi sul calcolo della probabilità piuttosto che sui dati osservativi.

Mondi abitabili tradotti in numeri, dunque: questa proposta è descritta in un articolo coordinato dall’Università di Chicago e apparso su Astrophysical Journal Letters, secondo cui gli astronomi dovrebbero iniziare a fare un ‘esercizio statistico’.

In pratica la grande domanda sull’abitabilità dovrebbe essere declinata in questo modo: che cosa riusciamo a dire sulla frequenza con cui un insieme di pianeti può ospitare un ambiente abitabile?

Secondo gli autori, riuscire a confermare l’abilità di un singolo pianeta è un risultato molto raro; al contrario, la statistica può aiutare a valutare più rapidamente tutti i pianeti potenzialmente abitabili, arrivando così a valutare le diverse probabilità di vita aliena su mondi lontani.

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