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Una cometa distante per Hubble

Una cometa distante per Hubble

L'orbita della cometa K2 (Credits: Nasa)

Si trova ad una distanza di oltre 2 miliardi di chilometri dal Sole, è stata scoperta solo lo scorso mese di maggio ed è stata necessaria la vista acutissima di Hubble per riuscire a realizzare uno scatto da record. Protagonista della nuova fatica fotografica dello storico telescopio è C/2017 K2 (Pan-Starrs), nota con il più semplice nickname di K2, la cometa attiva più lontana mai osservata in precedenza, ora in viaggio verso il Sole. Le peculiarità di K2 sono state illustrate nell’articolo “A Comet Active Beyond the Crystallization Zone”, pubblicato ieri su The Astrophysical Journal Letters. Lo studio è stato condotto da un team di ricercatori coordinato dall’Università della California – Los Angeles (Ucla).

K2, pur così lontana dal Sole, ha iniziato a sviluppare una chioma ampia circa 128mila chilometri che avvolge un piccolo e solido nucleo di gas ghiacciati e polveri. Le osservazioni condotte con la Wfc3 (Wide Field Camera 3) di Hubble, secondo gli studiosi, hanno consentito di cogliere i primi segni di attività mai visti precedentemente in una cometa che sta viaggiando nella zona planetaria del Sistema Solare. La cometa, scoperta a maggio 2017 nell’ambito del progetto di mappatura Pan-Starrs (Panoramic Survey Telescope and Rapid Response System), ha iniziato il suo viaggio milioni di fa, muovendosi dalla Nube di Oort, una remota regione dello spazio dove dimorano questi affascinanti corpi celesti, ritenuti i resti ghiacciati del processo di formazione del Sistema Solare. K2 era stata osservata una prima volta nel 2013 con il telescopio Cfht (Canada-France-Hawaii Telescope) quando si trovava tra le orbite di Urano e Nettuno, ma in quel periodo era talmente debole da non essere presa in considerazione.

Allo stato attuale, K2 è fredda e molto distante dal Sole e, per gli autori dello studio, il suo dinamismo non può essere attribuito all’evaporazione del ghiaccio d’acqua, come avviene per altre comete. I ricercatori ritengono che l’attività di K2 (e quindi la chioma) sia dovuta alla sublimazione di quegli elementi volatili – gas come ossigeno, azoto, monossido e biossido di carbonio – che ne ricoprono la superficie. Questa caratteristica rende K2 di grande interesse per la comunità scientifica: infatti, gli elementi volatili non sono stati riscontrati su comete osservate ad una minore distanza dal Sole in quanto si erano già dispersi. K2, quindi, è ritenuta la cometa più ‘primitiva’ osservata sinora. Nei prossimi 5 anni l’oggetto celeste proseguirà il suo viaggio, portandosi nel Sistema Solare interno, e nel 2022 si troverà nella fase di massima vicinanza al Sole, quando sarà appena oltre l’orbita di Marte. Il gruppo di lavoro, quindi, terrà d’occhio i movimenti e l’evoluzione di K2, riservandosi di effettuare osservazioni ancor più approfondite quando sarà in orbita il telescopio Webb.

Il video Nasa dedicato a K2 

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