Con l’attenzione del mondo alle stelle dopo il successo di Artemis 2 e dopo aver annunciato lo scorso febbraio lo slittamento dell’obiettivo dell’atterraggio nella regione del Polo Sud della Luna ad Artemis 4, la Nasa delinea meglio la configurazione della prossima missione, Artemis 3, prevista per il 2027.
Finalizzata a verificare le capacità di rendez‑vous e attracco tra Orion e i prototipi di lander di Blue Origin – Blue Moon Mark 2 – e SpaceX – Starship – veicoli sviluppati da partner diversi, ciascuno con tecnologie e procedure operative proprie, Artemis 3 rappresenta un passaggio necessario per assicurare che ogni elemento del sistema sia pienamente qualificato prima di tentare un approdo lunare con equipaggio nel 2028.
Il razzo Sls (Space Launch System) lancerà la navicella Orion dal Kennedy Space Center della Nasa in Florida con quattro membri dell’equipaggio a bordo. Invece di utilizzare l’Interim Cryogenic Propulsion Stage (Icps) come stadio superiore del razzo, la Nasa utilizzerà uno spacer, un distanziatore inerte, con massa e dimensioni complessive di uno stadio superiore ma senza capacità propulsive. Senza lo stadio superiore operativo, sarà Orion a utilizzare i propri propulsori per circolarizzare l’orbita, operando a circa 463 chilometri di quota e con un’inclinazione di 33 gradi.
Il core stage di Artemis 3 si trova nella High Bay 2 del Vehicle Assembly Building del Kennedy Space Center della Nasa, con il serbatoio principale già collegato alla sezione motori, il 12 maggio 2026. Crediti: Nasa/Kim Shiflett
La complessità della missione non deriva solo dal profilo orbitale, ma anche dalla logistica dei lanci. Artemis 3 richiederà infatti tre decolli distinti: uno per lo Sls che trasporterà Orion e due per i lander commerciali. Jeremy Parsons, che in qualità di vice amministratore aggiunto ad interim per il programma “Moon to Mars” supervisiona il quadro strategico che collega le missioni lunari Artemis ai futuri voli umani verso Marte, ha sintetizzato così la portata della sfida: «Per la prima volta, la Nasa coordinerà una campagna di lancio che coinvolge più veicoli spaziali integrando nuove capacità nelle operazioni Artemis. Stiamo integrando più partner e operazioni interconnesse in questa missione, il che ci aiuterà a capire come Orion, l’equipaggio e i team a terra interagiscono insieme con hardware e team di entrambi i fornitori di lander prima di inviare astronauti sulla superficie lunare e costruire una base lunare lì». È un passaggio che segna la maturazione del programma, sempre più orientato a un ecosistema di mezzi interoperabili, sviluppati da attori diversi e destinati a lavorare insieme nello spazio profondo.
Una volta in orbita, inizierà la fase più delicata: l’avvicinamento e l’attracco di Orion ai moduli di Blue Origin e SpaceX. Non è ancora stato deciso se gli astronauti entreranno fisicamente in uno dei lander, ma la Nasa non esclude questa possibilità, che dipenderà dallo stato di avanzamento dei veicoli e dai risultati delle verifiche preliminari. Artemis 3 durerà più a lungo di Artemis 2, che ha completato il suo viaggio attorno alla Luna in poco più di nove giorni, e offrirà un banco di prova operativo per l’intero ecosistema Artemis: dalle procedure di attracco alle comunicazioni, fino ai sistemi di supporto vitale e allo scudo termico.
Il modulo di servizio di Orion per Artemis 3 è mostrato prima dei test acustici nell’Operations and Checkout Facility del Kennedy Space Center della Nasa, il 7 maggio 2026. Crediti: Nasa/Jess Ruffa
Restano ancora da definire la composizione della squadra che volerà e le modalità con cui verrà testata la nuova tuta lunare sviluppata da Axiom Space, un altro tassello fondamentale del ritorno sulla superficie lunare. Anche la data di lancio rimane incerta: inizialmente prevista per la metà del 2027, potrebbe slittare verso la fine del prossimo anno. Qualunque sarà il momento del decollo, Artemis 3 rappresenterà uno step chiave per l’intero programma: un volo che non toccherà la Luna, ma che costruirà le condizioni tecniche e operative perché, poco dopo, l’umanità possa tornarci davvero.
Immagine in alto: La Luna piena appare dietro il razzo Sls di Artemis 2 e la capsula Orion, posizionati sulla cima del mobile launcher al Launch Complex 39B del Kennedy Space Center, in Florida, domenica 1º febbraio 2026. Crediti: Nasa/John Kraus
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