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Un assaggio della nuova scienza del Webb

Dopo aver terminato l’allineamento, il James Webb Space Telescope è entrato in questi giorni nella sua ultima fase preparativa: la messa in funzione degli strumenti scientifici. L’ostacolo finale prima della sua missione ufficiale.
L’osservatorio spaziale più potente mai realizzato dovrà superare una serie di test per ogni suo strumento a bordo e confermare che siano calibrati correttamente per le future osservazioni scientifiche.
Questo controllo durerà circa due mesi: il team prevede infatti la prima immagine a scopo scientifico non prima di metà giugno.
Intanto Webb ha già testato le sue prestazioni fotografando la Grande Nube di Magellano, piccola galassia satellite della Via Lattea il cui denso campo stellare rappresenta un ottimo terreno di prova.
In passato, la Grande Nube di Magellano è stata bersaglio anche del telescopio Spitzer di Nasa, il primo osservatorio spaziale a fornire immagini ad alta risoluzione dell’universo nel vicino e medio infrarosso, apripista assoluto per il Webb, ora in pensione.
Confrontando lo scatto del telescopio Spitzer e l’immagine catturata ora dallo strumento Miri a bordo del Webb balza agli occhi la grande differenza di nitidezza tra le due scene, mostrando chiaramente le grandi potenzialità del nuovo telescopio.
L’immagine del Webb immortala, infatti, il gas interstellare con un dettaglio senza precedenti, mostrando molecole di carbonio e idrogeno, quelli che sono gli elementi basilari dell’equilibrio termico e chimico del gas interstellare, il propellente per la formazione di nuove stelle.
Solo un primo assaggio, ma già travolgente, di quanto Webb spingerà avanti gli studi astronomici sulla nascita di stelle e dei sistemi protoplanetari.

Immagine in evidenza: il confronto tra lo scatto del telescopio Nasa Spitzer e il nuovo James Webb
Crediti: NASA/JPL-Caltech (sinistra), NASA/ESA/CSA/STScI (destra)

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