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Don’t look up, un monito per guardare al futuro

Notte. In quello che è indicato essere il telescopio Subaru alle Hawai (è scritto nei titoli di coda), un astronomo docente dell’Università statale del Michigan (Leonardo Di Caprio) e una sua dottoranda (Jennifer Lawrence) scoprono una cometa del diametro di 9 km (inizialmente stimata da 6 a 12). All’entusiasmo iniziale fa seguito lo sgomento quando, calcolatene la traiettoria, si rendono conto che la cometa impatterà sulla Terra dopo sei mesi e quattordici giorni, causando un evento pari a quello che ha provocato l’estinzione dei dinosauri. Il professore e la sua dottoranda avvisano la Nasa e il Presidente degli Stati Uniti che dà loro un appuntamento.

Sia chiaro, è difficile pensare che con le tante survey del cielo notturno che si conducono al mondo, una cometa di tali dimensioni possa essere scoperta ad appena sei mesi dall’impatto, ma, come mi ha spiegato lo scienziato e scrittore Ettore Perozzi, del quale raccomando la lettura dell’articolo di come accadrebbe veramente nella realtà, anche scoprissimo un corpo di tali dimensioni anni prima, sarebbe ben difficile ad oggi poterne evitare le drammatiche conseguenze in caso di impatto sulla Terra.

Dissolvenza

Se raccontassi ancora della trama non farei altro che scippare, a chi non l’ha ancora visto, il divertimento, amaro ripensandoci, che produce la visione di questo film prodotto da Netflix, una satira ficcante sul sistema politico americano e del suo sistema dell’informazione, con particolare riferimento al periodo e alle modalità della Presidenza Trump. Sono oggetti della satira la stessa scienza, o meglio gli scienziati nella loro incapacità di comunicare con il mondo, inabili a farsi scivolare via le infrastrutture di premessa necessarie a illustrare un problema; come anche il prodigarsi del mondo artistico stando dalla parte giusta, ma poi alla fine interessati alla promozione di se stessi a beneficio della propria carriera. Non manca il personaggio dell’industria americana che riassume in se Steve Jobs, Bill Gates, Jeff Bezos e Elon Musk. Guai a chiamarlo imprenditore, lui e i suoi algoritmi sono il futuro, l’evoluzione, non la mera volontà di fare denaro, quando poi sarà questa scelta a imporsi, proprio in base ai suoi fidati algoritmi.

Il presidente degli Stati Uniti, interpretato da Meryl Streep, è la versione femminile di Donald Trump. L’emergenza della fine del mondo diventa tale solo quando, cavalcandola, può distogliere l’interesse dell’opinione pubblica e dei media dalla nomina a giudice della corte costituzionale di un suo amante cowboy privo di titoli di studio (l’amministratore della Nasa da lei scelto è un’ex anestesista, il capo di gabinetto è suo figlio).

L’informazione televisiva o giornalistica è più attenta al modo di comunicare che al messaggio stesso, finendo per arrendersi alle statistiche sui like, prescindendo da quello che è evidente per tutto il film: il mondo sta per morire. O meglio i suoi abitanti. Un modo di fare del mondo dell’intrattenimento, interpretato da Cate Blanchett e Tylor Perry, che affascina, fatto di cultura dell’estetica e della ricchezza, che corrompe alla vanità anche chi fino a quel momento non sapeva cosa fosse.

E poi ci sono i negazionisti (Michael Chiklis e Robert Joy). Già, i negazionisti, coloro che negano l’evidenza, che non guardano in alto perché non c’è niente da vedere. Alcuni talmente convinti della propria miope visione della realtà che non si arrendono a nessuna macroscopica evidenza, anche in punto di morte.

Ed ecco qui la trovata brillante degli autori: sostituendo all’arrivo della cometa la pandemia o il cambiamento climatico, ci si trova di fronte alla stessa realtà. Meno dipendente dalla tempistica determinata da una possibile morte immediata del genere umano data dall’impatto di un corpo celeste di grandi dimensioni, ma non meno letale sebbene più lenta e che comunque si imporrebbe (si imporrà?) all’umanità se quest’ultima restasse inerte di fronte alla possibile tragedia.

Un film da non perdere. Fa ridere e fa pensare. Qualche passaggio sopra le righe inevitabile in una pellicola Usa, con un messaggio finale non immediato, ma importante: si può sempre cambiare il proprio destino.

Regia: Adam McKay
Cast:Leonardo DiCaprio, Jennifer Lawrence, Rob Morgan, Jonah Hill, Mark Rylance, Meryl Streep, Cate Blanchett, Tyler Perry, Timothée Chalamet, Ariana Grande, Ron Perlman, Himesh Patel, Melanie Lynskey, Michael Chiklis, Tomer Sisley, 

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