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Dettagli inediti di sottosuolo lunare dal lato segreto

Quattro strati di regolite lunare tra zero e dieci metri sono stati identificati utilizzando il radar  Yutu -2 della missione robotica Chang’ e 4, lanciata nel 2019 in esplorazione della faccia nascosta della Luna.

I risultati del nuovo metodo di rilevazione radar del sottosuolo lunare sono stati pubblicati sulla rivista Geophysical Research Letters a cura di un team internazionale guidato dalla School of Geosciences dell’Università di Aberdeen, King’s College insieme all’ Università di Edimburgo, della Northumbria University – Newcastle e della Chinese University of Geosciences di Wuhan.

I dettagli  smentiscono la precedente indagine che suggeriva l’esistenza di un singolo strato di regolite nel sottosuolo del lato nascosto del nostro satellite.

Sviluppando un nuovo metodo di elaborazione dei dati acquisiti da Yutu-2, che analizza le firme radar di rocce e massi sepolti per dedurre le proprietà del suolo lunare circostante, gli scienziati hanno rilevato quattro strati di terreno finora invisibili e con confini lisci, accatastati fino a 12 metri di profondità.

«Abbiamo scoperto che, piuttosto che una regolite omogenea profonda 12 metri la cui fonte materiale si pensava fosse un vicino cratere chiamato Finsen, esiste una struttura più complicata in cui i primi 12 metri sono costituiti da quattro strati distinti che in precedenza erano invisibili con l’elaborazione radar convenzionale.», dichiara Iraklis Giannakis, della School of Geosciences dell’Università di Aberdeen, tra le migliori venti università del Regno Unito.

Nella nuova era dell’esplorazione spaziale, le missioni come Tianwen-1 e Perseverancee  Chang’ e-3, 4, 5 e la prossima Chang’e-7 che, nell’esplorazione di Marte prevedono l’utilizzo del radar nei carichi scientifici, potranno avvantaggiarsi della nuova  metodologia per esaminare le proprietà del sottosuolo  e rilevare strutture stratificate inedite tra i primi 10- 20 metri di un qualsiasi suolo planetario.

In apertura credito : Università di Aberdeen, King’s College.

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