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Brillamenti in miniatura nell’occhio di Solar Orbiter

I campfires, minuscole eruzioni solari, sono probabilmente guidati da un processo che può contribuire in modo significativo al riscaldamento della corona, l’atmosfera esterna del Sole. Lo ha scoperto la sonda Esa Solar Orbiter e, se confermato, questo dato  potrebbe essere fondamentale per la risoluzione di uno dei grandi misteri della fisica solare: la differenza di temperatura tra la corona e la superficie del Sole. Un team del Max Planck Institute ha utilizzato un modello computerizzato per analizzare la fisica di questi brillamenti in miniatura. Il modello ha permesso di vedere i cambiamenti che avvengono nel campo magnetico solare,  un fenomeno che potrebbe essere connesso alla riconnessione magnetica che avviene quando le linee del campo magnetico di direzione opposta si interrompono per poi riconnettersi, rilasciando energia durante il processo.

I dati raccolti rappresentano solo l’inizio di uno studio che verrà approfondito grazie ad altri strumenti a bordo della sonda come lo spettrografo Phi, che misura il campo magnetico e Spice, che stima la temperatura e la densità della corona.  Al momento Solar Orbiter è in fase di crociera, incentrata principalmente sulla calibrazione dei dieci strumenti di bordo di cui tre a partecipazione italiana. Il coronografo Metis, realizzato da Asi, Inaf, Cnr e diverse università italiane, il data processing unit del Solar Wind Analyser e il software di Stix, un rilevatore di raggi X. Se tutto procede come previsto la sonda inizierà ad osservare il Sole coordinando i suoi strumenti  di telerilevamento, dedicati all’atmosfera e alla corona, e quelli in situ che misurano le particelle intorno alla navicella, a partire da novembre.

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