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Soyuz vs Dragon: il 2022 sarà l’anno del turismo spaziale

Prepariamoci, perché ormai ci siamo: il prossimo anno segnerà l’inizio della nuova era del turismo d’élite per eccellenza, quello spaziale. La sua meta? sarà la Stazione spaziale internazionale.

Dopo l’annuncio della prima missione interamente commerciale della statunitense Axiom Space, in tandem con SpaceX e in accordo con la Nasa, ora anche Glavkosmos, il ‘braccio commerciale’ dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, ha rivelato l’intenzione di entrare nel mercato del turismo spaziale, dichiarando di voler vendere un minimo di quattro posti Soyuz a privati cittadini entro il 2023.

Roscosmos non è nuova a questo tipo business. In passato, l’agenzia russa fu la prima ad aprire le porte della Iss a facoltosi cittadini desiderosi di vivere l’esperienza dello spazio. A partire dal 2001 con l’imprenditore statunitense Dennis Tito fino ad arrivare nel 2009 al filantropo canadese Guy Laliberté, Roscosmos tramite un accordo con la Space Adventures ha fatto volare in orbita sette civili paganti, nell’ambito però di missioni governative.

Stavolta il gioco è diverso: Glavkosmos intende attivare voli espressamente dedicati ai soggiorni turistici.

ll primo dovrebbe avvenire nell’autunno del 2022, seguito da un altro nel 2023. Secondo quanto riportato dal sito Spacenews.com, navette e lanciatori Soyuz ad uso commerciale sono già in fase di produzione.

Glavkosmos sta inoltre esaminando la possibilità di fornire posti agli astronauti privati anche nelle missioni di routine della Soyuz, per e dalla Stazione Spaziale Internazionale.

Parallelamente agli accordi con Glavkosmos, Roscosmos ha già stipulato con Space Adventures un contratto per due voli commerciali dedicati. Il primo è previsto per dicembre 2022 e il secondo, che include per la prima volta l’opzione di effettuare una passeggiata spaziale, è previsto per giugno 2023.

Si ritiene che Roscosmos e Glavkosmos abbiano un bacino di clienti privati ​​ulteriore rispetto a quelli che negoziano con Space Adventures. Inoltre, paesi come il Bahrein, l’Egitto e la Turchia sono stati citati dalle autorità russe tra le nazioni che hanno mostrato interesse a inviare un proprio cittadino nello spazio.

L’entrata in scena delle navette americane Crew Dragon sembra dunque aver dato una scossa allo scenario che dal 2011, anno del pensionamento dello Shuttle, aveva visto la Russia gestire in situazione di sostanziale monopolio l’accesso umano all’orbita bassa.

SpaceX, e in un futuro prossimo anche Boeing con la sua capsula Starliner, non solo hanno riconsegnato l’indipendenza agli Stati Uniti nel volo umano, ma hanno di fatto costretto Mosca a ridisegnare un nuovo business plan che tenesse conto di un calo della domanda dei suoi taxi spaziali. Il contesto non poteva essere più favorevole: siamo infatti alle porte dell’era commerciale dello spazio e la Stazione spaziale sembra presentarsi come il perfetto banco di prova per tutti i player coinvolti, siano essi pubblici o privati.

Possiamo provare ad immaginare lo scenario che presenterà in un prossimo futuro, in cui il facoltoso cittadino in cerca di nuove emozioni si troverà a poter scegliere tra due diversi pacchetti di viaggio: quello adrenalico e spartano ma trasudante storia offerto dal sistema russo Soyuz, e quello senza scossoni ma dotato di ogni comfort della modernissima navetta automatica Crew Dragon di SpaceX. Considerato che il costo di un volo dovrebbe essere più o meno equivalente – circa ai 50mila dollari a/r con soggiorno sulla Iss incluso – voi quale provider scegliereste per la vostra avventura spaziale?

 

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