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Nubi di Magellano in posa

Grande Nube di Magellano

Book fotografico per le ‘vicine di casa’ della Via Lattea, che sono state immortalate con grande attenzione ai particolari nell’ambito di una mappatura astronomica: le ‘dive’ in questione sono la Grande e la Piccola Nube di Magellano, le due galassie nane che devono il loro nome al celebre esploratore portoghese e che sono satelliti della nostra.

Le immagini si devono alla mappatura Smash (Survey of the MAgellanic Stellar History), considerata al momento la più dettagliata tra quelle dedicate alle due Nubi. Le osservazioni sono state condotte da un team internazionale di astronomi che ha impiegato la fotocamera DECam (Dark Energy Camera), installata sul telescopio Victor M. Blanco presso l’osservatorio Ctio (Cerro Tololo Inter-American Observatory) in Cile.

Smash, nel cui ambito sono state effettuate circa 4 miliardi di misurazioni, viene utilizzata per mappare la struttura delle due galassie lungo la loro estensione, con lo scopo di chiarire i meccanismi che hanno portato alla loro formazione. La survey copre un’area 2400 volte più grande rispetto alla Luna piena e, per la sua seconda release di dati, ha impegnato i ricercatori in una campagna di osservazioni durata una cinquantina di notti. Le nuove immagini delle Nubi fanno parte di questo set di dati, particolarmente focalizzato sulle loro regioni centrali, le più complesse.

La relativa vicinanza ha reso le due Nubi un ‘laboratorio’ ideale per studiare le galassie nane, che in genere sono molto deboli e troppo distanti per poter essere indagate in dettaglio. Tuttavia, la loro estensione ha spesso costituto un problema per gli astronomi e solo con l’ampio campo visivo della fotocamera DECam è stato possibile cogliere la maggior parte delle loro peculiarità.

Il team di Smash sta utilizzando i set di dati soprattutto per ricostruire la storia della formazione stellare in tutte e due le galassie, che in un passato recente – in termini astronomici – sono entrate in collisione, favorendo un’intensa nascita di nuovi astri. Da questo fenomeno, il gruppo di lavoro sta cercando di trarre dati utili per approfondire l’evoluzione delle due Nubi: i dati di Smash, infatti, hanno fornito una vista senza precedenti sulla produzione di stelle, nell’arco di tredici miliardi di anni di storia.

I dati raccolti sono stati messi a disposizione della comunità scientifica, tramite i portali Astro Data Lab (misurazioni) e Astro Data Archive (immagini); queste attività fanno parte dei programmi gestiti dal NOIRLab (National Optical-Infrared Astronomy Research Laboratory), centro di ricerca astronomica dell’agenzia statunitense Nsf (National Science Foundation).

In alto: la Grande Nube di Magellano, immagine della mappatura Smash (Crediti: CTIO/NOIRLab/NSF/AURA/SMASH/D. Nidever – Montana State University – Acknowledgment: Image processing: Travis Rector – University of Alaska Anchorage, Mahdi Zamani & Davide de Martin)

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