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Sagittarius A e l’enigma della velocità di rotazione

Sagittarius A non smette di stupire. Il buco nero al centro della Via Lattea – oggetto di studio degli scienziati Reinhard Genzel e Andrea Ghez, vincitori del Premio Nobel per la Fisica 2020 – è di nuovo al centro dell’attenzione grazie a uno studio condotto dal Center for Astrophysics | Harvard & Smithsonian e dal Center for Interdisciplinary Exploration and Research in Astrophysics della Northwestern University. Secondo quanto si legge nello studio, il buco nero ruoterebbe più lentamente di quanto ipotizzato da studi precedenti. La ricerca  è stata pubblicata sulla rivista Astrophysical Journal Letters.

I buchi neri supermassicci come SgrA sono caratterizzati da due sole variabili: massa e spin (la velocità di rotazione) e influenzano in modo cruciale la formazione e l’evoluzione delle galassie. Anche se gli scienziati sono a conoscenza dell’influenza della massa dei buchi neri sulla galassia  che li ospita, misurare l’impatto del loro spin non è affatto facile.

Per comprendere meglio l’influenza di SgrA * nei processi di formazione ed evolutivi della Via Lattea, gli scienziati hanno analizzato le orbite stellari e la distribuzione spaziale delle stelle S, quelle più vicine a SgrA *. «Abbiamo concluso che il buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia sta girando lentamente – ha affermato Giacomo Fragione della Northwestern University – questo può avere importanti implicazioni per la rilevabilità dell’attività nel centro della nostra galassia e le future osservazioni dell’Event Horizon Telescope».

I risultati della ricerca evidenziano anche un altro dettaglio di SgrA *: è improbabile che il buco nero  abbia un getto. «Si ritiene che i getti siano alimentati dalla rotazione dei buchi neri che si comportano come giganteschi volani – aggiunge Fragione – ma al momento non abbiamo ancora prove di attività del getto di Sagittarius. Le prossime analisi dell’Event Horizon Telescope ci aiuteranno a fare chiarezza su questo aspetto».

La scoperta è stata pubblicata pochi giorni prima dell’annuncio del Premio Nobel per la Fisica 2020. «Genzel e Ghez hanno monitorato il movimento delle stelle attorno al buco nero – conclude Avi Loeb, co-autore dello studio. – Hanno misurato la sua massa, ma non la sua rotazione. Abbiamo ricavato il primo limite stretto sulla rotazione di SgrA * e di certo questa scoperta non sarebbe stata possibile senza il lavoro di Genzel e Ghez».

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