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Planet 9, pianeta o buco nero?

Ipotesi, teorie, intuizioni ma nessuna prova concreta che dimostri che l’enigmatico Pianeta 9 esista davvero.

Una nuova pista da seguire, in questa caccia misteriosa, potrebbe essere quella proposta a maggio in uno studio della Cornell University che sostiene che il Pianeta Nove potrebbe essere in realtà un buco nero primordiale, e questo spiegherebbe il perché nessuno strumento è stato in grado di osservarlo.

Partendo da questa ipotesi, un team di scienziati dell’Università di Harvard, ha proposto un nuovo metodo messo a punto per scovare i buchi neri di massa planetaria nel Sistema Solare esterno.

Il metodo si basa sull’osservazione e analisi dei dischi di accrescimento – composti principalmente da piccoli oggetti appartenenti alla nube di Oort – che ruotano attorno ad un buco nero prima di essere risucchiati dall’orizzonte degli eventi.

Poiché questi oggetti cosmici non emettono luce e interagiscono con l’ambiente esterno solo tramite la loro forza gravitazionale, l’unico modo per individuarli è proprio l’osservazione dei dischi di accrescimento. Un obiettivo che sarà possibile perseguire grazie al Large Synoptic Survey Telescope, che sarà operativo già dal 2023.

«Poiché i buchi neri sono intrinsecamente oscuri, la radiazione che la materia emette nel suo cammino verso la ‘bocca’ del buco nero è il nostro unico modo per illuminare questo ambiente oscuro», spiega l’autore principale dello studio Avi Loeb.

Il primo candidato del Large Synoptic Survey Telescope sarà proprio Planet 9.
Se si trattasse davvero di un buco nero, spiegano gli esperti, le sue dimensioni potrebbero essere simili a quelle di un pompelmo con una massa da cinque a dieci volte quella della Terra. La sua stazza sarebbe sufficiente a spiegare le anomalie gravitazionali riscontrate in vari oggetti situati oltre Plutone.

Lo studio è stato pubblicato su The Astrophysical Journal.

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