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Il buco nero che inganna

Il buco nero che inganna

Gli oggetti celesti che popolano l’Universo possono ingannare l’occhio di chi li osserva. E’ il caso del buco nero situato nella galassia He 1353-1917, in grado di mutare l’ambiente galattico che lo circonda proprio come fanno le stelle appena nate. L’inusuale comportamento dell’oggetto, è stato scoperto da Sofia (Stratospheric Observatory For Infrared Astronomy) un telescopio a infrarossi che vola a bordo di un Boeing 747, catturando immagini di altissima qualità realizzato dalla Nasa in collaborazione con la Dlr.

I buchi neri sono dotati di forze gravitazionali talmente potenti che nemmeno la luce può sfuggire loro. Quelli di tipo attivo, in particolare, consumano gas e polveri e parte di questo materiale viene gettato verso l’esterno della galassia per mezzo di getti carichi di particelle ultra energetiche. Solitamente, questi getti, sono perpendicolari alla galassia ospite ma al contrario, il buco nero di Sofia, li direziona verso il centro galattico ,riscaldandolo, un comportamento tipico delle baby stelle. La scoperta, sta spingendo gli scienziati a rivalutare le teorie su un particolare tipo di gas associato con la presenza di stelle neonate – il carbonio ionizzato – e sull’influenza che i buchi neri esercitano sulle galassie.

Le stelle, nascono nelle profondità delle nubi di gas e polveri, un processo visibile solo grazie agli infrarossi. Sofia, grazie ai suoi strumenti è in grado di penetrare nelle nubi e di vedere i processi di formazione degli astri. In particolare Sofia è in grado di individuare le firme del carbonio ionizzato, che viene riscaldato dalle stelle neonate mentre esse si stanno sviluppando. He 1353-1917, rappresenta un’eccezione a questa regola: la galassia ha un tasso di natalità stellare basso e l’abbondanza di carbonio ionizzato scoperta, non aveva una spiegazione. Osservando in modo più approfondito, gli scienziati hanno trovato la fonte del gas ionizzato, si tratta del buco nero che emette radiazioni esattamente nel centro galattico.

«Dovremo individuare molte altre galassie come questa grazie agli strumenti di Sofia – commenta Irina Smirnova-Pinchukova del Max Planck Institute for Astronomy – questo gas è uno degli indizi più importanti per lo studio di galassie distanti che non possono essere osservate dalla terra in modo dettagliato». I dettagli sulle galassie raccolti da Sofia sono preziosi per l’interpretazione di fenomeni non ancora del tutto spiegabili. Ora, grazie alle analisi dei suoi strumenti, gli scienziati sanno che gli elevati livelli di carbonio ionizzato indicano non solo l’esistenza di nursery stellari, ma anche quella di un buco nero che può essere ugualmente responsabile di queste firme chimiche.

 

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