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L’esotica stella figlia di due nane bianche

L’esotica stella figlia di due nane bianche

Sistemi binari di nane bianche (University of Oklahoma)

Sono due coppie di stelle molto particolari, quelle scoperte nella nostra galassia dagli scienziati dell’Università dell’Oklahoma: si tratta di nane bianche in procinto di generare una nuova stella a seguito di una fusione.

La prima caratteristica che ha attirato l’attenzione degli astronomi è il periodo orbitale dei due sistemi binari, rispettivamente di 40 e 46 minuti.

Le nane bianche sono residui di stelle simili al Sole, con una bassa luminosità e un’elevata densità, e spesso si trovano in coppie. Tuttavia, ad oggi nella Via Lattea si conoscono pochissime nane bianche con periodi orbitali di meno di un’ora. Le nuove stelle scoperte nella nostra galassia sono tra queste.

“I sistemi binarie di nane bianche con brevi periodi orbitali – spiega Mukremin Kilic– leader dello studio in pubblicazione su su Astrophysical Journal – sono interessanti perché generano onde gravitazionali.”

Kilic e colleghi hanno scoperto i due sistemi di stelle utilizzando il telescopio di 6.5 metri MMT, strumento realizzato dallo Smithsonian Institution e dall’Università dell’Arizona.

In futuro, gli scienziati osserveranno in tempo reale il movimento delle nane bianche, studiando il loro progressivo avvicinamento in vista della fusione.

Ciò che succederà al momento dell’unione delle due stelle è in realtà ancora un mistero, ma secondo Kilic le nane bianche creeranno una stella ‘esotica’, nota come R Coronae Borealis.

Si tratta di una categoria di stelle variabili che prende il nome dall’omonima supergigante gialla situata nella costellazione della Corona Boreale, la cui magnitudine cambia a intervalli irregolari.

Ad oggi sono circa 65 le stelle di tipo R Coronae Borealis conosciute nella nostra galassia, e la figlia di questi due sistemi binari potrebbe essere la prossima.

“L’esistenza di nane bianche doppie che si fondono in un arco di tempo tra 20 e 35 milioni di anni – dice Warren R. Brown, co-autore dello studio – è notevole, perché implica che molti sistemi simili devono essersi formati e fusi nel corso dell’evoluzione della Via Lattea.”

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