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Un megamaser d’acqua per Hubble

Un megamaser d’acqua per Hubble

Le due galassie viste da Hubble (Credits: Nasa)

Ha un nome piuttosto complesso, si trova nella costellazione della Vergine a circa 400 milioni di anni luce di distanza dalla Terra e il suo ‘cuore’ nasconde una sorpresa: si tratta della galassia a spirale Mcg+01-38-005, nota anche come Ngc 5765B, protagonista della nuova ‘seduta’ fotografica di Hubble (qui in alta risoluzione). La galassia (nella foto, è quella in basso sfumata di blu) è stata immortalata insieme ad un’altra ‘collega’ dal nome difficile anch’essa, Mcg+01-38-004, che la sovrasta come una sorta di cappello sulle ventitré. Ambedue le galassie sono state scoperte da John Herschel nel 1830. Mcg+01-38-005 si è rivelata agli occhi degli astronomi come un particolare tipo di megamaser; questo termine indica un vigoroso laser astronomico che emette fasci di microonde anziché luce visibile.

La galassia in questione presenta un nucleo molto attivo da cui scaturiscono grandi quantità di energia, che influenza le nubi di acqua situate nei dintorni. Gli atomi di idrogeno e ossigeno assorbono parte di questa energia e la emettono a specifiche lunghezze d’onda, tra cui quella propria delle microonde che, invisibile ad Hubble, può essere rilevata da appositi telescopi. Gli astronomi, quindi, hanno classificato la galassia come un ‘megamaser d’acqua’ a causa di questa interazione tra l’energia sprizzata da Mcg+01-38-005 e le nubi circostanti.

Oggetti celesti come questa singolare galassia a spirale risultano di grande utilità alla comunità scientifica per studiare le proprietà essenziali dell’Universo. Ad esempio, le emissioni a microonde di Mcg+01-38-005 sono state impiegate per calcolare un valore particolare della costante di Hubble, il parametro che misura a quale velocità l’Universo si sta espandendo e che, come lo storico telescopio Nasa-Esa, porta il nome dell’astronomo Edwin Hubble. Il telescopio, che due anni fa ha tagliato il traguardo di un quarto di secolo nello spazio, ha iniziato il suo viaggio il 24 aprile 1990 con lo Shuttle Discovery (missione Sts-31) e due giorni dopo è stato liberato nel cosmo dal braccio robotico della navetta. Il celebre ‘fotografo spaziale’ è ancora pienamente attivo e, in base ad un’estensione della sua missione approvata a giugno 2016, sarà operativo fino al 30 giugno 2021.

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