Site icon Global Science

Nel cuore della Nebulosa del Granchio

Nel cuore della Nebulosa del Granchio

La Nebulosa del Granchio

E’ uno degli oggetti celesti più studiati dall’astronomia, prodotto dall’esplosione di una supernova a 6500 anni luce dalla Terra. Stiamo parlando della Nebulosa del Granchio, protagonista di uno studio guidato dall’Università dell’Arizona e  pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, che ha rivelato alcune caratteristiche che potranno aiutare gli scienziati a comprendere l’origine dei raggi cosmici. La parte visibile della Nebulosa del Granchio, osservata su tutto lo spettro elettromagnetico dal radio al gamma, è rappresentata da fotoni emessi da particelle accelerate che non si sono ancora distaccate dalla propria sorgente. In questo caso è possibile osservare unicamente la radiazione elettromagnetica emessa.

Per approfondire le ricerche, gli scienziati devono necessariamente costruire dei modelli in grado di riprodurre lo spettro della radiazione osservata. Lo studio condotto da Federico Fraschetti e Martin Pohl mostra che è improbabile che una sola popolazione di elettroni possa essere responsabile della produzione dell’intero spettro di radiazioni osservate. «Il modello attuale – spiega Fraschetti – non descrive ciò che succede alle particelle quando arrivano all’energia massima. Per poter spiegare lo spettro osservato, è necessario includere un processo di accelerazione diverso per le particelle più energetiche: in definitiva, quello che vediamo dalla nebulosa proviene solo dagli elettroni più carichi di energia che devono essere sottoposti ad un processo di accelerazione diverso da quello ipotizzato finora».

Gli autori della ricerca ritengono che siano necessari ulteriori studi per capire il processo che regola l’accelerazione della particelle nelle fonti cosmiche e come questa funzioni quando l’energia delle particelle aumenta notevolmente. Al momento, diverse missioni Nasa tra cui Ace, Stereo e Wind, si occupano dello studio degli shock causati dalle esplosioni plasmatiche sulla superficie del Sole durante il viaggio sulla Terra e saranno in grado di aumentare le conoscenze in questo campo nel prossimo futuro.

Exit mobile version