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Al via Gravity, immaginare l’universo dopo Albert Einstein

Al via Gravity, immaginare l'universo dopo Albert Einstein

La hall del Maxxi con l'installazione di Tomas Saraceno e l'antenna di Cassini

Il modello della sonda Cassini e un’installazione di Tomàs Saraceno che capta i suoni impercettibili dispersi nell’aria accolgono i primi visitatori giunti al  Maxxi per l’anteprima stampa di Gravity, immaginare l’Universo dopo Einstein. La mostra, a poco più di un secolo dalla formulazione della teoria della relatività indaga le connessioni e le analogie tra arte e scienza, prova tangibile della profonda influenza di Einstein sul pensiero contemporaneo. Il progetto è il risultato di una collaborazione tra Maxxi, Agenzia Spaziale Italiana, Infn con il sostegno del Miur. La mostra prevede un percorso che si dirama tra installazioni scientifiche, reperti storici e simulazioni di esperimenti: la scienza dialoga quindi con le opere di artisti moderni e contemporanei. La grande installazione Cosmic Concert di Tomás Saraceno, in cui confluiscono anche altri lavori dell’artista, , ingloba l’intero percorso espositivo che esplora tre concetti chiave connessi tra loro: Spaziotempo, ConfiniCrisi. Allestita nel cuore della mostra, dedicato al tema dello Spaziotempo, Cosmic Concert accoglie anche reperti storici come una Sfera Armillare del XVII secolo e l’edizione del 1632 del Dialogo sopra i due massimi sistemi di Galilei, e strumenti scientifici come il satellite Lisa Pathfinder, di cui è proposto un modello,  o la Barra di Nautilus, entrambi utilizzati nella ricerca sulle onde gravitazionali.

In questa stessa sezione anche l’opera di Marcel Duchamp, e il video ‘The Way Things Go’ di Peter Fischli e David Weiss, in cui oggetti di ogni genere diventano protagonisti di un’imprevedibile reazione a catena apparentemente casuale. Nella sezione Confini viene descritta l’esperienza del limite della conoscenza. Il suono fossile del Big Bang, è protagonista dell’opera di Laurent Grasso ‘The Horn Perspective’: una ricostruzione dello scheletro del radiotelescopio di Penzias e Wilson che quel suono captò all’inizio degli Anni Sessanta, per puro caso. Questo lavoro viene esposto insieme al modello del rivelatore AMS), alla ricerca di particelle di antimateria primordiale e di possibili tracce di materia oscura. Il visitatore potrà immergersi in un’installazione interattiva nella quale immaginare di poter decidere arbitrariamente la presenza e la quantità nel cosmo di questa materia ancora misteriosa, determinando così l’evoluzione delle galassie. Il percorso si completa con l’area dedicata alla Crisi,  dove Accanto alla Buca gravitazionale, un exhibit con cui sperimentare le dinamiche gravitazionali, troviamo la video installazione interattiva Curvare lo spazio, in cui il visitatore “entra” nello spaziotempo e, con la sua massa, ne determina la deformazione.

Questa ambientazione immersiva ricostruisce due fatti decisivi per la verifica sperimentale della Relatività einsteiniana: l’osservazione, nel corso dell’eclissi solare del 1919, della deflessione gravitazionale della luce e la scoperta, nel 2015, un secolo dopo la loro previsione teorica, delle onde gravitazionali. Infine, l’installazione video The Great Silence di Allora & Calzadilla, realizzata dagli artisti in collaborazione con lo scrittore di fantascienza Ted Chiang, costituisce una riflessione sul rapporto degli esseri umani con il mondo e con l’universo. Protagonisti il radiotelescopio di Arecibo, uno dei più potenti al  mondo,  e un pappagallo dalle spiccate capacità di apprendimento, entrambi simboli del tentativo dell’uomo di comunicare con altre specie viventi.

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