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Un cluster ‘velocista’ per Hubble

Un cluster ‘velocista’ per Hubble

Il cluster globulare Ngc 3201 visto da Hubble (Credits: Nasa)

Una convention di migliaia di stelle temute insieme dalla gravità, situata a oltre 16mila anni luce di distanza verso la costellazione della Vela: è lo scintillante cluster globulare Ngc 3201, protagonista dell’ultimo servizio fotografico di Hubble. Questo genere di ammassi è presente in tutte le galassie di vaste dimensioni, ma la loro origine e il loro ruolo nei processi di formazione galattica presentano ancora numerosi interrogativi; questo vale in particolare per Ngc 3201, i cui tratti salienti lo rendono un esemplare a sé stante nella grande ‘famiglia’ degli oltre 150 cluster globulari che popolano la Via Lattea.

Scoperto il 28 maggio 1826 dall’astronomo scozzese James Dunlop, il cluster in questione si muove ad una velocità molto elevata rispetto al Sole e segue un’orbita retrograda, spostandosi rapidamente in direzione contraria al centro della galassia. Le peculiarità di Ngc 3201 non si fermano qui: recentemente, infatti, gli astronomi hanno individuato un buco nero che si celava nel ‘cuore’ del cluster. La scoperta si deve ai movimenti bizzarri di una stella, osservata nell’atto di lanciarsi rapidamente verso un’entità invisibile e massiccia. Il comportamento anomalo di Ngc 3201 potrebbe essere indicativo delle sue origini: è stata infatti ipotizzata una provenienza extragalattica per questo ammasso, che, ad un certo punto della sua storia, sarebbe stato ‘catturato’ dalla gravità della Via Lattea.

Tuttavia, ulteriori indagini sulla composizione chimica di Ngc 3201 hanno permesso agli studiosi di delineare un quadro relativamente più preciso. Le sue stelle, infatti, hanno una ‘carta d’identità’ chimica simile alle loro ‘colleghe’ che abitano gli altri ammassi globulari della Via Lattea; tale caratteristica suggerisce che gli astri di Ngc 3201 si siano formati in un’epoca e in un luogo analoghi a quelli dove hanno avuto origine gli altri cluster. Quindi, la storia di Ngc 3201 presenta ancora dei nodi da sciogliere: gli studiosi dovranno capire se il misterioso ammasso sia stato semplicemente ‘adottato’ dalla Via Lattea oppure se nel corso della sua millenaria esistenza sia intervenuto qualche fenomeno che ha influenzato la sua evoluzione, rendendolo differente dagli atri cluster.

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